Un ponte per Terabithia di Katherine Paterson. Ecco il libro degli equivoci, almeno per quello che mi riguarda. Il primo equivoco è nato leggendo il titolo e facendo alcune deduzioni che mi hanno portato a credere di avere tra le mani un fantasy. Cosa potrebbe essere Terabithia se non un luogo immaginario, un altrove, un mondo fantastico popolato da creature non-umane e non-animali?

La domanda si è rivelata esatta e sbagliata allo stesso tempo.

Esatta, perché Terabithia in effetti è un mondo a parte, inventato da una ragazzina che veste diversamente, agisce diversamente, pensa diversamente rispetto alle sue coetanee. E’ un luogo nascosto e privato, un rifugio ideale, al quale si accede oltrepassando un ruscello e inoltrandosi in un bosco. E’ popolato di creature, che riconoscono nei protagonisti –  Jess e Leslie – i loro re e regina.

Sbagliata, perché Terabithia è qualcosa di più e di diverso. Intanto è un luogo interiore. Il luogo che due adolescenti in fuga da una vita piatta e monotona si costruiscono e condividonoPoi è un luogo creato dalla fantasia, dall’immaginazione, come se queste due facoltà potessero da sole salvare da una vita per molti versi omologata e scontata. Infine, è un luogo pericoloso, come lo sono – se ci pensate – i boschi di tutte le fiabe.

Leslie e Jess entrano a Terabithia scavalcando un torrente, appesi a una corda, attaccata al ramo di un albero.

A questo punto, se fossi stata una lettrice più scaltra, avrei dovuto pormi alcune domande, questa volta non retoriche ma narratologiche. Cosa fanno questi due? Si appendono a una corda, legata a un ramo che potrebbe essere secco, e penzolano sopra a un torrente dal fondo scivoloso e pieno di gorghi? E se per caso…?

E arriviamo al secondo equivoco: credere che Un ponte per Terabithia parli di una bella amicizia che aiuta due ragazzi a uscire dal rispettivo guscio e a sbocciare alla vita. E poi, Leslie e Jess si piacciono, si capisce perfettamente! Il romanzo deve per forza finire con loro due che si mettono insieme.

E invece no.

Terabithia è un luogo di morte, di una morte tragica, improvvisa, inspiegabile come solo la morte di un’adolescente bella, intelligente, piena di vita e di voglia di vivere può esserlo. 

Verso la metà del libro, l’incantesimo si spezza. Fine del mondo perfetto. Fine del sogno. Fine del futuro. Leslie muore e Jess resta con noi.

E noi lo seguiamo nel difficile percorso di prendere coscienza di cosa la morte di Leslie significa per lui, per i genitori di lei, per la comunità scolastica. E alla fine anche noi lettori rimaniamo un po’ sgomenti e atterriti, perché per quanto ci diciamo che Leslie è un personaggio di un romanzo, non possiamo non pensare che capita di morire. Anche a un’adolescente.

Per chi vuole tenere ben aperta la mente, ma anche gli occhi (vediamo chi capisce la battuta!), posto il trailer del film

Se vi va di leggere Un ponte per Terabithia, non avete che da cercarlo sugli scaffali delle biblioteche pubbliche della vostra città. Oppure potete acquistarlo: in commercio per i tipi della casa editrice Mondadori, nella collana Oscar Junior.

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