Drilla di Andrew Clements è un libro che parla a noi lettori e ci insegna delle cose, divertendoci pure. Protagonista del libro è una parola: una parola tutta nuova, inventata di punto in bianco da un ragazzino di quinta elementare. La storia di questa parola ci aiuta a capire come funziona il mondo delle parole e a cosa esse servono veramente.

Uscito nel 1996 col titolo originale di Frindle, nel febbraio del 2016 Drilla è stato protagonista inconsapevole di una vera e propria gara di condivisione su Facebook e sui principali social network. Perché questa impennata di curiosità a ben vent’anni dalla prima uscita?

Durante un lavoro sugli aggettivi, Matteo, un alunno della maestra Margherita Aurora nella scuola Marchesi di Copparo (FE), aveva definito un fiore “petaloso”. L’invenzione era così piaciuta a tutti che la maestra l’aveva inviata all’Accademia della Crusca per una valutazione. La risposta di Maria Teresa Torchia, molto garbata, era arrivata attorno a metà febbraio e aveva chiamato in ballo proprio il libro di Clements, che racconta una storia molto simile.

Pronti per il riassunto?


Nick è un tipo sveglio, brillante, divertente e ha un talento molto apprezzato dai suoi compagni di classe: sa far perdere tempo ai professori proprio negli ultimi minuti della loro lezione, quelli in cui di solito assegnano i compiti da svolgere a casa.

Alla fine della lezione d’inglese, immediatamente prima che l’insegnante dia i compiti, Nick chiede a Mrs. Granger chi ha deciso che la parola “cane” indichi proprio quell’animale a quattro zampe che abbaia e che da tempo immemore è considerato il migliore amico dell’uomo. 

Mrs. Granger risponde con competenza e professionalità e così noi lettori veniamo così a sapere che:

  • le parole sono l’abilità che distingue l’essere umano dal resto del creato. Gli animali sicuramente comunicano tra di loro in un certo modo, ma solo noi umani parliamo;
  • le parole sono una convenzione, un patto, tra le persone che vivono in un certo luogo e in un certo periodo storico. Ciò che ora viene chiamato ‘dog’ dagli anglosassoni, è chiamato ‘chien’ dai francesi, ‘hund’ dai tedeschi e ‘cane’ dagli italiani. L’animale è sempre quello, ma a seconda dei luoghi cambiano i modi di chiamarlo, cioè le parole. E questo perché tutti coloro che vivono in Italia hanno deciso di usare  le lettere c-a-n-e per definire questo animale, mentre coloro che vivono in Inghilterra hanno deciso di usare le lettere d-o-g;
  • per ogni lingua esistono dei libri che si chiamano dizionari, vocabolari, enciclopedie, che spiegano il significato delle parole stesse e ci mostrano come usarle in vari contesti. Questi strumenti sono delle specie di tavole della legge della nostra capacità espressiva.

Ora torniamo a Nick che, soddisfatto della lezione sulle parole e sul loro uso, decide di mettere in pratica ciò che ha appreso da Mrs. Granger. Inventa una nuova parola – drilla – e la usa per identificare quell’oggetto che fino al minuto prima era chiamato ‘penna’. Accettano questa nuova convenzione non solo i compagni di classe di Nick, ma tutta la scuola, poi i commercianti della città in cui si svolge la vicenda, poi la stampa locale, poi le emittenti televisive.

Neanche a dirlo, si alza un gran polverone e ben presto scoppia una vera e propria guerra delle parole, che è anche una guerra tra la creatività da un lato e l’autorità dall’altro! E questo permette a noi lettori di imparare nuove cose sulle parole, e cioè che:

  • le parole ci aiutano a pensare. Chi sa usare bene il linguaggio, ragiona meglio. Più parole si conoscono, più i pensieri si fanno chiari e precisi;
  • le parole ci aiutano a sognare. Non si può avere molta fantasia, se si usano quattro parole in croce;
  • le parole convincono. Quelli che sanno tante parole, sono più interessanti da ascoltare e sanno convincere gli altri a seguire le loro idee e a fare le cose che propongono;
  • le parole arricchiscono.

L’illustratore del libro è quel gran genio di Brian Selznick, l’autore di La straordinaria invenzione di Hugo Cabret e de La Stanza delle meraviglie di cui vi parlerò presto.

Le tavole sono molto belle. In ognuna, da qualche parte, c’è una penna, o meglio una drilla. La prima tavola che vediamo – e la vediamo prima ancora di iniziare a leggere il libro – ci mostra un Nick in fasce, in braccio al suo papà, tutto intento a sfilargli una drilla dal taschino!

Se volete scoprire perché le parole arricchiscono, non vi resta che cercare il libro sugli scaffali della vostra biblioteca preferita oppure comprarlo. La casa editrice è BUR Ragazzi.

Se siete utenti MLOL potete scaricare l’EBOOK qui http://emilib.medialibrary.it/media/scheda.aspx?id=150151814. Se non siete ancora registrati e volete farlo, rivolgetevi alla vostra biblioteca: il prestito digitale è facile e gratuito!