Prima o poi ogni lettore sogna di diventare uno scrittore. Nessuno di noi – e quando dico “noi”, dico “noi lettori” – può affermare di non aver desiderato almeno una volta nella vita di avere una storia, una bella storia, una storia “giusta” da scrivere e vedere pubblicata. Anche Andrew Clements lo ha sicuramente sognato e, per lui, questo desiderio è diventato realtà. E così, in Una storia di scuola, Clements ci spiega come si realizza il sogno: quali sono, cioè, le fasi e quali gli attori che fanno sì che un libro nasca e possa raggiungere i lettori.

Natalie, 12 anni, è una scrittrice in erba. Ha scritto una storia ambientata a scuola e ha fatto leggere i primi capitoli del suo romanzo a Zoe, la sua migliore amica, nonché compagna di classe. Zoe è entusiasta del racconto e spinge Natalie a farlo pubblicare! La mamma di Natalie, però, è editor in una casa editrice di libri per ragazzi, quindi Natalie sa benissimo come funziona il settore editoriale: se spedisce il suo manoscritto per posta rischia di finire dritto dritto nella Palude dei libri in attesa di essere letti. E potrebbero passare mesi e mesi prima di finire nelle mani dell’editor. Così Zoe, grazie alla complicità del padre avvocato e di Miss Clayton – l’insegnante di lingua – s’improvvisa agente letterario di Natalie…

Al di là delle vicende che coinvolgono le protagoniste – quasi tutte donne, chissà perché – il vero protagonista di questa storia è l’oggetto-libro e noi lettori ne seguiamo passo dopo passo la genesi, dal concepimento (la fase creativa della giovane autrice) alla realizzazione compiuta, la tanto agognata distribuzione nelle librerie.

Finita la lettura, possiamo trarre un insegnamento: un libro di successo non dipende solo e soltanto dal genio, dall’inventiva, dalla creatività e dalla fortuna del suo autore, ma anche dalla bravura di molti professionisti. Prima di tutto, l’agente letterario che sa far fruttare i suoi contatti e le sue conoscenze in campo editoriale. Poi l’editor che aiuta lo scrittore nelle stesure successive del romanzo. Senza contare l’addetto stampa che sappia come risvegliare la curiosità della stampa specializzata, dei media e – oggi come oggi – anche e soprattutto dei social.

A dare freschezza a questa vicenda editoriale è il contesto in cui è calata, che è ancora una volta un contesto scolastico. Clements conosce bene e ama il mondo della scuola e, sia in questo romanzo che in Drilla, sa come metterne in luce i punti di forza.

Il libro di Natalie non avrebbe visto la luce senza l’apporto e il supporto della sua compagna di classe Zoe e della loro insegnante di inglese, Miss Clayton. Come in Drilla, anche in questo romanzo la scuola è concepita come un incubatore di idee, come un’occasione, non solo per gli allievi, ma per tutti coloro che la vivono e la frequentano. Per gli studenti, certamente, che a scuola scoprono cosa vogliono fare della loro vita e che stringono legami e amicizie che possono aiutarli in questo loro percorso di crescita e maturazione. Ma anche per i loro insegnanti, che scoprono i talenti dei ragazzi e li sostengono nei loro tentativi.

Come in  Drilla, anche in The School Story (questo è il titolo originale), le illustrazioni sono di Brian Selznick. Nella copertina dell’edizione originale se ne trova traccia. In quella dell’edizione italiana – che pure è identica – no. Non benissimo…