Sono a casa in malattia e non ho la forza di fare nient’altro che dormire o leggere. 😦 Prima di entrare in ospedale ho fatto un sondaggio tra amici lettori e mi sono fatta consigliare qualche titolo datato che secondo loro valeva ancora la pena di leggere. Un’amica mi ha consigliato Volevo nascere vento di Andrea Gentile edito dalla Mondadori nel 2012, romanzo tratto dalla storia vera di Rita Atria, testimone di giustizia morta suicida pochi giorni dopo l’assassinio di Paolo Borsellino. Il libro è snello e veloce, la narrazione semplice, i flashback sono pochi, mentre abbondano i ricordi, le emozioni, i sentimenti della protagonista. La vicenda fu privata e familiare, perché Rita fu figlia e sorella di due mafiosi, ma ha anche uno spessore storico e documentale perché Rita fu testimone diretta della seconda guerra di mafia e collaborò alle indagini di Paolo Borsellino. Chi vuole saperne di più, continui a leggere! Per gli altri, occhio che da qui in poi inizia lo spoiler… 😉

Rita Atria nasce a Partanna, in provincia di Trapani, nel 1974. Il padre Don Vito, detto Il Dottore, è un esponente di spicco della mafia locale, la “vecchia” mafia, quella dedita al contrabbando e al furto di bestiame.

Per anni Rita è inconsapevole di crescere in un ambiente dominato dall’illegalità e dall’omertà: ai suoi occhi di bambina Don Vito è un uomo buono, importante, rispettato, che tutti salutano e ammirano e pure suo fratello Nicola lo sta diventando.

Poi le cose cambiano. Rita trova una pistola nascosta in un cassetto della scrivania del padre. Tempo dopo origlia una conversazione tra Don Vito e un amico di famiglia e sente suo padre ordinare di togliere di mezzo qualcun’altro. Ma questi episodi non sono sufficienti a scalfire l’amore e la venerazione che nutre per il suo papà.

La certezza che suo padre sia un criminale l’ha soltanto quando sente Piera Aiello, la fidanzata di suo fratello, rivolgersi al futuro suocero dandogli del “mafioso”. Anche in quel caso, tuttavia, Rita giustifica il padre. “Sarà un mafioso, va bene, ma almeno è un mafioso buono, che mantiene l’ordine  e protegge gli abitanti della zona che controlla. Non c’entra nulla con i mafiosi cattivi che trafficano la droga.”

Le illusioni crollano quando Don Vito viene ucciso dalla “nuova mafia” di Partanna per essersi rifiutato di entrare nello spaccio delle sostanze stupefacenti. Rita si aggrappa al fratello Nicola, che però è ossessionato dall’idea di dover vendicare la morte del padre. Nemmeno la moglie Piera riesce a dissuaderlo da questo proposito. Nicola si infiltra nella nuova mafia, spaccia stupefacenti e riesce a capire chi sono gli assassini del padre, ma non riesce a farsi giustizia e, scoperto, cade vittima di un agguato.

Piera decide di diventare testimone di giustizia e si pone sotto la protezione del giudice Paolo Borsellino che la fa trasferire a Roma, insieme alla figlia Vita Maria. Rita invece continua a vivere con la madre e la sorella Annamaria e si iscrive a un istituto alberghiero di Sciacca. Poi, a soli diciassette anni, decide di seguire l’esempio della cognata con la quale ha un legame affettivo ben più forte che con le superstiti della sua famiglia e la raggiunge a Roma. Anche lei, come Piera, racconta tutto quello che sa della mafia di Partanna e della cosiddetta seconda guerra di mafia, in cui morirono il padre e il fratello. Col tempo, il rapporto fra Rita e Piera e il giudice Borsellino diviene stretto e affettuoso, tanto che le ragazze riconoscono in lui uno zio e gli fanno regali per il suo compleanno. Rita conosce anche l’amore a Roma, grazie all’incontro di Gabriele.

Quando però, il 19 luglio 1992 Borsellino viene ucciso, Rita sente venir meno la forza che l’aveva sostenuta e una settimana dopo la strage di Via D’Amelio si getta dal balcone della sua casa romana e muore.

Un libro che ha almeno tre pregi, e non sono pochi. UNO: ci fa conoscere (e ricordare) la figura di una ragazza semplice, giovanissima, ma forte e coraggiosa, che trovò la forza di guardare in faccia alla realtà e di ribellarsi al sistema di dis-valori della sua famiglia mafiosa. DUE: nella parte centrale del libro Borsellino spiega con parole semplici a Rita (e anche noi lettori) cos’è la mafia, come è nata, come opera. TRE: si legge in un pomeriggio, e ai ragazzi non può che far piacere!