In questi giorni sto preparando i tornei di lettura per il 2018 e mi sono resa conto che il prossimo anno giocherò in 3 scuole diverse, farò 7 tornei interclasse distinti, presenterò 45 libri diversi. A vederla così, mi sale l’ansia e mi prendono mille dubbi. Ce la farò a ricordarmi il contenuto di tutti ‘sti libri? Ma cosa gli racconto, a questi cinni?

Va bene che nessuno mi chiederà mai il contenuto delle note a piè di pagina né che cosa c’è scritto a pagina 108 de Il Guardiano del Cristallo. E’ anche vero, però, che per presentare un libro in modo coinvolgente bisogna ricorrere a situazioni interessanti e particolari che possano catturare l’attenzione di chi ascolta, cosa che richiede un notevole sforzo mnemonico, credetemi.

Nel corso degli anni mi sono data un metodo per ricordare ciò che leggo. Nulla a che fare con le tecniche dei grandi maestri dell’arte della memoria (Cicerone, Quintiliano, Marsilio Ficino, Giulio Camillo e  Giordano Bruno), anche se sarebbe interessante sperimentarle. Molto più semplicemente, sono 10 strategie per ricordare quante più informazioni possibile rispetto a ciò che leggo. Ecco come faccio…

  1. Visiono velocemente il testo che ho in mano – Prima di iniziare a leggere un romanzo, cerco di farmi un’idea di quello che contiene. Leggo la quarta di copertina, i risvolti, la prefazione e/o la postfazione (se ci sono) e i titoli dei capitoli (se ci sono). In questo modo mi faccio una prima idea di quello che mi aspetterà leggendo il romanzo. Vale anche per gli articoli molto lunghi o i saggi. In questo caso, mi soffermo sui titoli dei paragrafi e/o sulle parole chiave che di solito sono evidenziate nel testo.
  2. Prendo nota – Se il libro è il mio, uso la matita per prendere nota di ciò che leggo. Ad esempio, uso un punto esclamativo ! ai margini di un dialogo importante, un segno positivo + accanto alla descrizione del carattere dei personaggi, un segno negativo – per evidenziare passaggi cruciali della vicenda (pericoli, morti, complotti, ecc ecc), un pallino O accanto alle descrizioni dell’ambiente. Insomma, mi sono data un codice che utilizzo per tutti i romanzi e che mi serve per capire ‘a colpo d’occhio’ di cosa si sta parlando in quel paragrafo. Stabilite il vostro codice personale e applicatelo. Dopo le prime volte vi verrà automatico. Ehi, mi raccomando: se prendete il libro in prestito dalla biblioteca o da un amico, scrivete le vostre note su un quadernetto. Non credo che la bibliotecaria o il vostro amico apprezzerebbero i vostri geroglifici sul loro libro!
  3. Revisiono ciò che ho già letto – Ogni volta che riprendo la lettura, revisiono quello che ho letto la volta precedente. Non significa che rileggo da capo. Mi fermo sui simboli, se li ho fatti. Rileggo almeno l’ultima pagina. Mi faccio delle domande per capire se mi ricordo quello che ho letto la volta prima
  4. Mi immedesimo nella vicenda – Immaginarsi di vivere la situazione che stiamo leggendo o di partecipare all’azione descritta, aiuta la nostra memoria a ricordare. Una cosa che ricordo benissimo, nonostante siano passati 25 anni da quando l’ho letta, è l’inizio dei Commentarii de bello civili là dove Cesare ordina alle sue coorti di oltrepassare il Rubicone. Perché? Perché io c’ero! Ero lì, a fianco del condottiero, in un momento solenne, epico ed impressionante quanto pochi altri della storia di quella che si sarebbe chiamata Italia.
  5. Collego ciò che leggo a qualcosa di familiare – Sono negata per i nomi. Li confondo che è una cosa grande. Figuriamoci se devo ricordarli a distanza di tempo. Per sopperire a questa défaillance associo i nomi difficili a quelli dei miei amici e conoscenti. Per esempio, nell’ultimo romanzo che ho letto la sorella del protagonista di chiamava Annad. Non Anna, nè Hanna, nè Annah. Ma Annad. Come fare a ricordarlo? L’ho associato a una mia amica che si chiama Anna di nome e il cui cognome inizia per la D. Semplice, no?
  6. Ripeto – Arrendetevi. Chi ha poca memoria, DEVE allenarla. E’ una palla, lo so. Ma ripetere le cose lette rafforza la memoria. Io so ancora recitare Il sabato del villaggio a distanza di 40 anni da quando me lo fecero imparare. L’avrò ben ripetuto, o no?
  7. Leggo ad alta voce – Quando mi preparo per una lezione davanti a un uditorio (colleghi, studenti, alunni…) leggo il materiale ad alta voce. Il supporto – slide, fotocopie, appunti – non importa. E’ importante, per me, sentire il suono della mia voce che dice quelle cose che il giorno dopo andrò a dire in aula.
  8. Parlo (o scrivo) di ciò che leggo – Per me è fondamentale parlare o scrivere di ciò che leggo. Condividere con gli altri ciò che sto leggendo mi aiuta a fissarlo nella memoria. Anche scrivere un post del blog mi aiuta a farlo. Se mi accorgo di non riuscire a raccontare bene ciò che ho letto, significa che non l’ho capito. Quindi parlare o scrivere di ciò che si legge serve sia a memorizzarlo che a revisionare quel che si sa
  9. Rifletto – Cosa mi sta dicendo l’autore? Qual è il messaggio del libro? Qual è il significato del saggio o dell’articolo? Se riesco a rispondere a queste domande, vuol dire che ho capito cosa sto leggendo. E se ho capito quello che sto leggendo, è difficile che me ne dimentichi.
  10. Mi affido al caos controllato – Non pretendo di memorizzare tutto allo stesso modo. A volte uso l’associazione, a volte la derivazione logica, spesso l’immaginazione. A volte funziona il fatto di concentrarmi su concetti chiave che sono alla base di altri. Non so dirvi quando applico una tecnica e quando un’altra. Posso dirvi che le associazioni, di solito, scattano liberamente e che l’immedesimazione, nel mio caso, funziona SEMPRE.

Nel caso doveste partecipare a un torneo di lettura, il mio consiglio è: leggete tenendo presente quello che vi chiederò nel corso delle varie sfide. Sapete fin dall’inizio dell’anno scolastico che giocheremo sui luoghi, sugli oggetti, sui personaggi, sulle macro-sequenze delle storie. Quindi, fatevi furbi: fate una lettura selettiva! Concentratevi su questi aspetti, e tralasciate il resto! Godetevi SEMPRE la lettura!