Ultima settimana di lavoro, almeno per me. Zona universitaria e vie limitrofe pressoché deserte. Trovo perfino posto a sedere in autobus, che è tutto un dire! Così nei giorni scorsi, approfittando della mezz’ora che impiego per la tratta casa- lavoro e del posto seduta, ho letto Le Metamorfosi. Storie di mitologia scritto da Roberto Piumini, illustrato da Alessandro Sanna, edito da Mondadori nella collana Oscar Junior. Il romanzo ha la struttura a cornice tipica della novellistica: una serie di racconti raccolti e organizzati all’interno di un altro racconto che funge da trait-d’-union comune. In questo caso, la cornice è costituita dal racconto dell’avventura di Andre e Galatea, cugini e amici per la pelle, che, seguendo il gatto Kalos, scoprono una grotta misteriosa. Davanti ai loro occhi, personaggi e scene delle più celebri storie di metamorfosi (cioè trasformazioni) della mitologia…

I miti che Piumini ci racconta sono dieci.

Conosciamo per prima la ninfa Dafne, che pur di sfuggire al desiderio di Apollo chiese al padre, il dio fluviale Ladone, e alla madre, la ninfa Creusa, di essere trasformata nella pianta d’alloro. Poi è la volta di Io, figlia di Inaco, dio fluviale e re di Argo, che fu trasformata dal suo amante Giove in giovenca pur di risparmiarle la vendetta di Giunone. Simile è la storia di Semele, altra amante di Giove. Ancora Giunone (sempre lei), gelosa della relazione, si travestì come Beroe, nutrice della giovane, e la convinse a chiedere a Giove di apparirle in tutto il suo fulgore. Giove, conscio del pericolo mortale che Semele avrebbe corso, tentò di dissuaderla, ma Semele insistette. Così il dio, che le aveva promesso di accontentare ogni sua richiesta, si trasformò in fulmine e Semele morì incenerita. Giove salvò il bambino che Semele attendeva e lo fece crescere nella sua coscia. Nacque il dio Dioniso.

Continuando la galleria delle “sedotte e fregate” dagli dei, incontriamo la ninfa Scilla, ennesima vittima di un amore divino. Glauco, figlio di Poseidone, si invaghì di Scilla e, rifiutato, si recò dalla maga Circe e le chiese un filtro d’amore per far innamorare la ninfa di lui. Circe, desiderandolo per sé, gli propose di unirsi a lei. Glauco si rifiutò e Circe, furiosa per essere stata respinta, volle vendicarsi (eccoci qua): preparò una pozione malefica e versò il filtro in mare. Quando Scilla s’immerse per fare un bagno si trasformò in un mostro enorme ed altissimo con sei enormi teste di cane con tre file di denti ognuna, un busto enorme e delle gambe serpentine lunghissime.

Ancora una storia di amore violento e indesiderato. Proserpina, bellissima figlia della dea Cerere, viene rapita e trascinata nella sua dimora da Plutone, dio dell’Ade. Quando se ne accorge, Cerere fa sfracelli in terra e pur di placare la sua ira, Giove le fa una promessa: “Se Proserpina non ha mangiato nulla durante la sua permanenza nell’Ade, potrà rientrare nel mondo dei vivi”. Proserpina mente, pur di ricongiungersi alla madre ma il demone Ascafalo testimonia che Persefone aveva mangiato dei chicchi di melograno. Fuori di se, Cerere trasforma Ascafalo  in civetta e si sfoga ammazzando contadini, bruciando raccolti, seminando carestia. Un macello, insomma. Giove, allora, fa da mediatore tra le pretese di Cerere e Plutone, che sono suoi fratelli: Proserpina avrebbe potuto trascorrere sei mesi insieme alla madre (l’estate e la primavera) e i sei mesi restanti insieme a Plutone (autunno e inverno). Al mito di Proserpina si fa risalire, infatti, l’alternanza delle stagioni.

Se lasciamo il capitolo amori disgraziati e ci addentriamo nei meandri della “sventatezza degli umani”, incontriamo le Piche, le 9 figlie del re di Tessaglia Pierio, che ebbero la presunzione di sfidare la Musa Calliope in una gara di canto. Alla fine della gara canora le Muse vennero decretate vincitrici e le Piche furono trasformate in gazze. Fa parte degli sventati re Mida, a cui Apollo fece spuntare due orecchie d’asino per punirlo di averlo fatto perdere la gara musicale con Pan. E anche Atalanta, trasformata da Venere in un leone di pietra, per aver profanato un tempio insieme al suo sposo Ippomene. Anche la povera Driope è una sventata, perché commette involontariamente un sacrilegio contro l’amadriade Lotide. Seduta sulle rive di un lago col figlioletto e la sorella, recise un fiore per far giocare suo figlio. Dallo stelo cominciò a fuoriuscire sangue, perché in quel fiore si era trasformata Lotide per sfuggire a Priapo. Inzuppata di sangue, Driope cominciò a trasformarsi a sua volta in loto.

Chiudono la galleria Vertumno e Pomona che forniscono a Piumini l’opportunità di scrivere una storia, dentro a una storia, dentro a una cornice 😉 Vertumno, innamorato di Pomona, per convincerla a cedere le racconta la storia di Anassarete di Cipro che trattò con tanta freddezza il giovane Ifi da costringerlo al suicidio e fu trasformata dalla dea Afrodite in una statua di pietra, così come di pietra era stato il suo cuore.

Andre e Galatea non raccontano nulla della loro scoperta a nessuno, perché sono sicuri che, se la gente ne venisse a conoscenza, il loro paese si trasformerebbe in un parco turistico alla Disneyland, con alberghi, parcheggi, negozi, … mentre il loro desiderio è che tutto rimanga com’è, o quasi. Non stanno però con le mani in mano ma si danno da fare per proteggere la grotta. Scoprono che esiste l’Unesco, un’organizzazione sovranazionale che tutela i luoghi dichiarati “Patrimoni dell’Umanità” e che non permette che siano deturpati o saccheggiati. I ragazzi spediscono una lettera anonima al signor Presidente, o Direttore, dell’Unesco, e gli chiedono all’Unesco di inserire la loro grotta nell’elenco dei luoghi tutelati. Se l’Unesco accetterà la loro richiesta, riveleranno la loro identità, la città in cui si trovano e il luogo dove si trova la grotta. Se invece la loro richiesta verrà respinta, manterranno il segreto per sempre.

Che dire? Lo stile è a volte un po’ faticoso, a volte involuto, ma a Piumini riconosco il grande merito di aver ravvivato anche miti pressoché sconosciuti. Frase da ricordare: Ma raccontare bisogna, perché le storie non raccontate muoiono e con la loro morte sparirebbe la saporosa memoria del mondo.