Nel 2018 seguirò due progetti bellissimi: il rifacimento del sito web della BUB – Biblioteca Universitaria di Bologna – quella che conserva la più antica Torah esistente al mondo e il Canon Medicinae di Avicenna, per capirci –  e il rifacimento del sito web dell’Archivio Storico dell’Università di Bologna.

Ho iniziato l’analisi del materiale che i colleghi hanno messo a disposizione e sono incantata dal patrimonio fotografico dell’Unibo! Ad esempio, ho già visionato l’Albo d’Onore degli studenti caduti nella Prima Guerra Mondiale, ai quali l’Ateneo conferì la Laurea Honoris Causa. L’albo contiene le foto di tantissimi giovani provenienti da tutta Italia e anche da altri stati, compresa l’Argentina, ma io voglio condividere i ritratti di tre ragazzi nati e vissuti a Bologna e provincia. Scrivo nome e cognome di ciascuno e alcune brevi note biografiche. Chissà che qualcuno di voi non riconosca un suo lontano parente.

Galeazzo OviglioIl primo è GALEAZZO OVIGLIO, sottotenente di artiglieria, morto per meningite post-traumatica a casa propria nel ’19. Aveva frequentato il Galvani dall’anno scolastico 1913-14 all’anno scolastico 1915-16, in cui aveva conseguito la maturità classica. Fu decorato di Croce di Guerra al Valor Militare e Medaglia d’Argento al Valore Militare «alla memoria» con la seguente motivazione: «Comandato alla sorveglianza del reparto avantreni del 1° Reparto Cassoni, fatti questi segno al violento tiro nemico di grossi calibri, benché nuovo al fuoco, per più di un’ora allo scoperto, fu di magnifico esempio ai propri dipendenti per la calma e spirito di sacrificio, evitando col suo fermo contegno maggiori perdite e regolando in pari tempo con intelligenza, avvedutezza ed ordine, il difficile rifornimento delle munizioni alla batteria, finché ferito gravemente cadde privo di sensi. In conseguenza di tale ferita spense poi la giovane vita addì 30 gennaio 1919». (C. Amadio, Cussignacco, 19 giugno 1918). Quando partì risultava iscritto al terzo anno di corso. Gli è stata conferita la Laurea HC in Giurisprudenza.

Il secondo è ERNESTO CODIVILLA – cognome illustre da ‘ste parti – sottotenente nel 10° reggimento artiglieria da montagna, morto per bronco-polmonite nell’ospedale da campo 176 di Rovereto il 27 novembre 1918. Di lui ho trovato poche notizie. Quando partì, frequentava il primo anno di corso. Gli è stata conferita la Laurea HC in Scienze Matematiche Fisiche e Naturali. Ora riposa alla Certosa di Bologna nella tomba di famiglia nel Chiostro V. 

La terza foto è molto rovinata. Ritrae ALDO BORGHI, sottotenente di fanteria, morto per le ferite ricevute sull’Altopiano di Asiago nel ’18. Quando partì risultava iscritto al primo anno di corso. Gli è stata conferita la Laurea HC in Medicina.

Guardatele bene queste facce. Sono i Ragazzi del ’99 di cui ha parlato i l Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del discorso agli italiani di fine anno.

Nell’anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora – i ragazzi del ’99 – vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono.

Mi fa piacere che Mattarella abbia ricordato dei ragazzi del ’99 per esortare al voto i nati in un altro ’99. Non ho apprezzato però la scelta della parola “vittoria” associata a una Guerra che fu “Grande” anche per la morte di più di 17 milioni di militari e civili. E sinceramente trovo inappropriato anche il “molti vi morirono”. Sergio, non sarebbe stato meglio dire “quasi tutti”?

Quest’anno posterò tante immagini simili. Sono belle, evocative, potenti. E hanno una voce più schietta, onesta e imparziale di qualsiasi discorso.