Sembra incredibile che una storia d’amicizia tra tre bambine di quarta elementare in una scuola di un paesino della Sardegna nel primo Dopoguerra possa scatenare l’ennesima polemica sulla teoria del gender. Eppure in Italia è accaduto pure questo.

I fatti, che risalgono al 2016 e che sono tornati alla ribalta in questi giorni, possono essere riassunti così: nel 1991 – cioè ben 27 anni fa – Bianca Pitzorno pubblica Ascolta il mio cuore, un libro che racconta l’anno scolastico 1949-50 di Prisca, Elisa e Rosalba. Nel settembre di quell’anno le tre amiche iniziano la 4D. L’Italia è da poco uscita con le ossa rotte dalla Seconda Guerra Mondiale. La vita è molto diversa da quella dei bambini del 2018. Non c’è la televisione, i giochi sono molto più semplici di quelli di oggi, non ci sono gli ipermercati, i parchi tematici, gli hamburger e la Coca Cola. I benestanti non hanno le nostre stesse comodità, mentre i poveri non hanno nulla (proprio come al mondo d’oggi). I vestiti e le scarpe non si buttano ma si passano ai più piccoli, non si spreca cibo, la plastica non è ancora stata inventata, quindi tutti riutilizzano, riciclano, riparano oggetti e utensili.

In quel lontano 1949, a scuola, l’appartenenza a classi sociali disagiate è spesso penalizzante. Alcune maestre illuminate – come la signorina Ondina Mundula – non fanno differenze tra bambini benestanti e bambini poveri; altre invece sono autentiche arpie – come la maestra Sforza, soprannominata Arpia Sferza – specializzata nel mortificare, offendere e alzare le mani sulle bambine più modeste. Prisca non sa resistere alle ingiustizie, così ogni giorno a scuola scoppia una battaglia in nome dell’uguaglianza e della parità di diritti. La cosa più importante, infatti, per le tre bambine non sono gli oggetti, i divertimenti, le comodità, ma la loro amicizia e le relazioni col mondo degli adulti, che vengono vissuti intensamente e fino in fondo.

Così, in 73 capitoli che coprono l’intero anno scolastico, seguiamo Prisca, Elia e Rosalba in un percorso di crescita intellettuale e culturale, ma soprattutto affettiva – Ascolta il mio cuore dice Prisca – che si snoda tra  amori e tradimenti, felicità e entusiasmi, delusioni e rabbia, tartarughe miracolose (Dinosaura), scheletri e motociclette, generali austriaci e fantasmi, lettrici di fotoromanzi e pantere di velluto, in cui svolgono un compito educativo e umano fondamentale mamme, zii medici (il dottor Maffei), nonne amorevoli (Mariuccia), babbi avvocati, fratelli maggiori e perfino commercianti e artigiani del paese. Non è forse vero che per crescere un bambino serve la collaborazione di un intero villaggio?

Ok, direte voi, ma in tutto questo dove sta la teoria del gender?

Per una coppia di genitori che aveva iscritto il figlio a una Scuola Primaria di Carpi, il gender sta in molti passaggi. Ad esempio in questo, in cui si parla di toreri:

E poi le donne a fare i toreri non ce le vogliono” – aggiungeva Gabriele dispettoso.
“Bè vuol dire che cambierò sesso” – pensava Prisca.
Elisa le aveva mostrato, su una rivista medica dello zio Leopoldo, la foto di un camionista svedese che si era fatto fare un’operazione ed era diventato una bellissima ragazza.
“Se fossi maschio potrei anche fare il mozzo su una nave mercantile e andarmene in giro per il mondo” – pensava Prisca.
(…) “Va bé, vuol dire che prima mi sposerò e avrò i miei diciassette bambini, e solo dopo cambierò sesso e farò il torero”. Era un pensiero consolante avere quella doppia possibilità grazie al progresso della scienza.

La richiesta dei genitori è stata quella di rimuovere il libro dalla biblioteca scolastica, in quanto lesivo e diseducativo per la morale dei bambini, e di non leggerlo MAI PIU’. Richiesta che saggiamente il Dirigente Scolastico ha respinto.

Il caso è del 2016, come vi dicevo, ma è tornato alla ribalta in questi giorni, perché l’autrice ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook in cui chiede ai suoi lettori di rispondere pubblicamente a questa domanda: “Vi ho spinto a diventare omosessuali? O vi ho semplicemente ‘spinto’ a rispettare tutti gli altri anche se non la pensano come voi e non hanno fatto le vostre stesse scelte?”

Ora, è vero che Bianca Pitzorno è una scrittrice molto conosciuta (come tanti altri) nell’ambiente LGBT perché si è più volte schierata contro l’omofobia e ha rilasciato interviste ai siti internet di “cultura-gay” e  lesbo (se ha senso connotare così la parola cultura). Ma è altrettanto vero che non si diventa omosessuali leggendo il passo citato. E, a prescindere dal libro incriminato, non si diventa lesbiche se da bambine si odiano le bambole e si preferisce giocare ai pirati o a calcio (tipo me), allo stesso modo in cui non si diventa gay se si preferisce frequentare un corso di danza moderna piuttosto che iscriversi a basket!

Nel mio piccolo, mi sento di rassicurare i genitori di Carpi: ho letto Ascolta il mio cuore e altri libri della Pitzorno da ragazza e NON sono diventata omosessuale! Mi sento anche di dare loro un consiglio da buona amica: sia in famiglia che a scuola i ragazzi dovrebbero essere educati e formati in maniera laica e corretta, per farne persone, cioè adulti equilibrati, aperti, rispettosi verso chi ha opinioni (e orientamenti sessuali, visto che si parla di questo) diverse. Non mi pare sia la strada che avete intrapreso con vostro figlio. Purtroppo per lui.