E’ finalmente tornata Polleke, la 12enne olandese a cui Guus Kuijer affida il compito di mostrare come si possa sopravvivere ai tormenti dell’adolescenza con leggerezza e ironia.

L’abbiamo conosciuta in Per sempre insieme, amen calata nel suo mondo fatto di madre divorziata, padre tossico, nonni cattolici e amorevoli, vicini di casa multiculturali, amica del cuore e fidanzato marocchino. Poi l’abbiamo seguita in Mio padre è un PPP e Un’improvvisa felicità, dove le cose sono prima precipitate e, in parte, si sono riprese.

In Con il vento verso il mare la ritroviamo là dove l’avevamo lasciata, cioè alle prese con alcune questioni irrisolte: il tradimento di Caro e la fine dell’amore con Mimun, i preparativi per il matrimonio della mamma con il maestro Walter, il ritorno del padre dal Nepal.

Partiamo da Spik, che sembra aver finalmente trovato se stesso, anche se Polleke non s’immaginava proprio che il “se stesso” di Spik fosse rasato e vestito di una tunica arancione! Il fatto è che a Katmandu Spik ha conosciuto la Grande Coscienza Celeste e, tornato a casa, ha fondato con la fidanzata Ina il centro spirituale “Il Cosmo”, dove si entra scalzi, si mangia per terra, non ci sono mobili e si medita su tappetini. Polleke un po’ si vergogna a farsi vedere in giro con un padre con la sottana e i mutandoni di lana sotto, che a volte sembra perso in un altro mondo e ronza una nenia incomprensibile, ma si consola pensando che almeno sta alla larga dalla droga.

Poi c’è in sospeso la questione Caro / Mimun. Alla fine dell’episodio precedente, Polleke li aveva sorpresi a baciarsi al parco e ne era nato un putiferio. Polleke è ancora decisa a non perdonarli, ma l’atmosfera in classe è insostenibile e il maestro Walter vuole che le tensioni si appianino. Consuelo propone un rito: Polleke, Caro e Mimun vengono convocati al parco e ognuno deve strapparsi un capello e affidarlo al vento, che lo trasporti lontano insieme ai dissidi e alle liti. Funziona? Mhmhmhmh, così così. Al termine del rito Polleke è ancora seccata e tiene Caro e Mimun a distanza.

La mamma, però, vuole due damigelle che l’accompagnino all’altare: Polleke propone se stessa e Consuelo, ma non ha fatto i conti con Caro che sostiene di averne il diritto in quanto “migliore amica della figlia della sposa”. Che fare? Walter propone di coinvolgere nella cerimonia tutti gli alunni della classe, oltre che ai suoi nipoti e nipotine. Perfetto!

Prima del matrimonio Polleke ha una brutta notizia: il nonno è malato e deve fare degli esami in ospedale. Insieme a Spik va a trovarlo e la nonna dice che dovrà essere operato. Spik e suo padre si riavvicinano. Ora hanno in comune la fede in Dio, unica grande Coscienza Celeste. Anche Polleke, che è sempre stata zero religiosa, entra in una chiesa cattolica e prega la statua di Maria, quella che non è morta, ma lavora in cielo e tiene in braccio un bimbo piccolo e paffutello, che diventerà alto e magro. Le chiede un miracolo, anzi due: che il nonno si rimetta e che lei e Mimun stiano per sempre insieme senza nessuno che si frapponga fra di loro. Mimun è scettico sul potere di una statua, ma almeno tornano fidanzati.

Il giorno del matrimonio arriva presto. Ci sono Tina e Walter vestiti in blu, Caro che sembra la fata turchina da tanto è bella, Consuelo e la nuova amica Merche, Mimun elegantissimo, oltre a tutti i compagni di classe e alla schiera di nipoti del maestro. I festeggiamenti continuano in un caffè e partecipa tutto il quartiere. Tutto è divertentissimo, tranne l’apparizione di Spik che sembra fatto o ubriaco e che farfuglia cose stupide sul nonno. Polleke lo caccia ma il giorno successivo va a trovare il nonno, che nel frattempo è stato dimesso.

Insieme fanno una passeggiata e arrivano alla chiesa del villaggio. Non entrano ma oltrepassano un cancello verde che custodisce un giardino bellissimo con molta erba e siepi e una collinetta e un corso d’acqua cristallina che lo attraversa.

Arrivata in cima alla collinetta Polleke si accorge di essere nel cimitero del villaggio. Il nonno le regala una seggiolina e la porta davanti alla tomba numero 45, quella che ha acquistato per lui stesso e per nonna, quando sarà la sua ora.

“Sai Polleke, tutto finisce… Ma non importa. Dove vado, lì c’è pace per sempre.”

Polleke non riesce a dire nulla, nemmeno a piangere, ma si scioglie in un ultimo lunghissimo abbraccio.

Prima di rientrare a casa, si ferma nella chiesa cattolica e torna da Maria con l’intenzione di toglierle quel sorrisino dalle labbra. Tremando dalla rabbia le urla contro: “Quel bambino da grande avrà dei problemi!”

Nell’arco di due mesi il nonno peggiora velocemente e si avvia alla fine. Polleke gli dedica un’ultima poesia:

Caro Dio,

far morire la gente

non è un’idea eccellente.

Se avessi un nonno anche tu

di certo non ti farebbe piacere

vecchio e malato doverlo vedere

e forse dopo tutto quel tempo

lo porteresti in cielo vivo e contento.

Non è che in cambio di un bacino 

lo faresti anche tu col mio nonnino?