Quando sento parlare di pescherecci e dory, di uomini e merluzzi, di notti di nebbia e mare grosso e di strani fenomeni subito mi salta in mente un libro che ho letto tantissimi anni fa e di cui ho ascoltato l’audiolibro il fine settimana scorso. Si tratta di Capitani coraggiosi, un grande classico della letteratura d’avventure in mare, che racconta l’incredibile vicenda di un ricco e viziato giovane americano, che cade in mare sporgendosi da un transatlantico e viene raccolto fortunosamente da un peschereccio. Grazie a questo pretesto Rudyard Kipling racconta l’educazione alla vita del protagonista e, allo stesso tempo, la vita avventurosa e rude dei marinai di fine Ottocento. Capitani coraggiosi è un romanzo di formazione e un romanzo corale, in cui si intrecciano e si sovrappongono la storia di Harvey Cheyne e dei pescatori della We’re Here che trascorrono quattro mesi all’anno sui banchi di Terranova per guadagnarsi il pane.

Come molti classici della letteratura per ragazzi, anche Capitani coraggiosi è uscito ben presto dal recinto della letteratura per l’infanzia grazie al messaggio universale che lancia a tutti i suoi lettori: scopriamo il senso della vita quando siamo posti di fronte al bisogno di procurarci il necessario; scopriamo il valore della solidarietà e dell’amicizia quando dobbiamo affrontare la forza terribile e spietata dei fenomeni della natura.

Pronti per lo spoiler?

Maggio 19.. da qualche parte in mezzo all’Oceano Atlantico. Alcuni passeggeri di un transatlantico in rotta verso l’Europa parlano di Harvey Cheyne, quindicenne figlio di un importante uomo di affari americano, proprietario di miniere, ferrovie e navi. Harvey, che viaggia insieme alla madre, non perde occasione di mostrarsi insolente e sfrontato. Alla sua età già beve alcolici e fuma e si vanta di godere di una cospicua rendita personale, alla quale per altro non ha minimamente contribuito.

Una sera, tormentato dal mal di mare e disgustato dal fumo di un sigaro nero cubano, Harvey esce sul ponte a prendere una boccata d’aria ma perde conoscenza vicino a un parapetto e cade in mare. Quando rinviene si accorge di essere stato recuperato da un dory da pesca. Un uomo che dice di chiamarsi Manuel lo conduce su una nave all’ancora nelle vicinanze.

Harvey ci impiega un’intera giornata per riprendersi dallo choc e quando si risveglia, un coetaneo di nome Dan gli dà il benvenuto a bordo della goletta We’re Here (“Noi siamo qui”), capitanata da suo padre Disko Troop. Dopo una modesta colazione, Dan accompagna Harvey sul ponte della nave e gli presenta Disko. I due non si piacciono: Harvey ordina al capitano di fare immediatamente rotta verso gli Stati Uniti, in cambio della lauta ricompensa che suo padre gli darà certamente. Disko, con modi spicci e decisi, dice a Harvey che non gli importa nulla della sua agiatezza; è maggio e la sua goletta rimarrà in mare aperto fino a settembre, quando si chiuderà la stagione della pesca. Ora che Harvey è a bordo, farà parte dell’equipaggio come mozzo, e riceverà in cambio vitto, alloggio e 10 dollari al mese.

Harvey, abituato alle comodità e a ottenere tutto ciò che desidera senza dover lavorare, accusa Disko di averlo derubato del portafoglio e ottiene in cambio un pugno sul naso. Dan lo riporta in cabina e gli consiglia di non contraddire suo padre né tanto meno di accusarlo di essere un ladro, altrimenti sarebbero stati guai per entrambi. Dopo la chiacchierata, Harvey si rende conto di essersi comportato da ingrato e va nella cabina del capitano a scusarsi.

Quella sera stessa Dan gli presenta gli uomini dell’equipaggio: il portoghese Manuel, allegro e superstizioso; il carismatico Long Jack; l’ex soldato Tom Platt; lo zio Salters; il suo misterioso amico Pennsylvania Pratt divenuto folle dopo aver perso tutta la famiglia in una sciagura; il silenzioso cuoco afro-gaelico. Poi gli spiega come si svolge la vita dei pescatori e quali sono i compiti dei mozzi: pulire i dory da pesca, affilare i coltelli dei marinai, dividere le lische dalle interiora dei merluzzi, pulire il ponte e montare di guardia la notte.

Nei giorni successivi Harvey fa un sacco di esperienze. Insieme a Dan esce in mare con la Hattie e cattura una passera di mare. Naviga nella nebbia e impara “le cose che tutti gli uomini di mare devono sapere”. Assiste al naufragio di una goletta, quella del comandante Abishai, che ubriaco la porta a affondare in mare aperto.

La vita sulla goletta si svolge tra pesca, pulitura del pesce, canti, racconti e lezioni di vita. Grazie a Dan Harvey scopre il valore dell’amicizia e grazie al resto della ciurma il valore della lealtà e della solidarietà tra gli uomini di mare, persone di poche parole ma di grande coraggio e abilità. Poco a poco Harvey diventa parte integrante dell’equipaggio e progressivamente dimentica il lusso, la vita agiata, i vizi.

Proseguendo la navigazione verso Nord, la We’re Here giunge al Grande Banco, un triangolo di mare costellato di iceberg, immerso nella nebbia, sconvolto da tempeste e popolato di navi da pesca. Harvey è angosciato per l’incolumità della barca e dei suoi compagni. Proprio mentre ripensa con vergogna ai tempi in cui si divertiva a immaginare i transatlantici travolgere le piccole imbarcazioni, un transatlantico trancia in due parti e affonda la Jennie Cushman. Disko corre in aiuto dell’equipaggio ma l’unico sopravvissuto è il capitano Olley che si dispera per la scomparsa del figlio e trova conforto nell’affetto e nelle preghiere di Penn.

Dopo un’altra settimana di navigazione la We’re Here ormeggia nei pressi della zona detta Scoglio della Vergine. Lo specchio di mare brulica di dory ma Disko non dà il permesso ai suoi uomini di scendere in mare e ha ragione: di lì a poco si scatena una terribile tempesta, molti dory affondano e ancora una volta la barca di Disko accoglie a bordo numerosi marinai dispersi.

Quando il tempo torna favorevole, si apre la grande pesca. La We’re Here è testa a testa con la Parry Norman e le altre golette scommettono sul vincitore. La fine delle scorte di sale per mettere in salamoia i merluzzi sancisce la fine della stagione della pesca. La We’re Here e il suo carico sono i primi a fare rotta su Gloucester.

A terra, Harvey invia un telegramma i genitori che partono immediatamente per Gloucester a bordo del loro treno privato. Quando Harvey riabbraccia i genitori, è chiaro che è una persona diversa, un uomo maturo. Per la prima volta parla a suo padre da uomo a uomo. Il vecchio gli offre di insegnarli il mestiere prima di cedergli le attività di famiglia e offre un’opportunità anche a Dan: se accetta di imbarcarsi come ufficiale in seconda di Phil Airheart su una nave che trasporta sacchi di caffè, al termine dei due anni di affiancamento sarà nominato comandante di una nave della flotta di Mr. Cheyne.

Alla fine del romanzo Disko riprende il mare, Dan viene affidato a Airheart e Harvey accetta di continuare gli studi per prepararsi a divenire un brillante uomo di affari.

Che dire? I classici si spiegano da soli, quindi non ho altre suggestioni da lasciarvi se non il riassunto. Allora voglio chiudere il post con una riflessione personale.

E’ incredibile quanto spesso mi capitino tra le mani libri che hanno stretta (strettissima) attinenza alla realtà che mi circonda. Forse li attiro, li calamito. Attraggo ciò che ho bisogno di leggere… non so come dire.

Prendiamo per esempio questo libro. Parla di tante cose: di avventure in mare, di nebbia, di pesca, di merluzzi, di iceberg, di transatlantici, … ma parla anche di naufraghi, di morti in mare, di salvataggi, di solidarietà tra chi è sopra una barca e chi è in balia delle onde. E ci dice che coraggiosi sono quei capitani che rinunciano alla pesca per salvare vite umane. L’avevano capito già alla fine dell’Ottocento. Così per dire..