Eccomi qui, buon sabato a tutti! Stanotte ho finito di leggere Sophia nella Parigi ermetica, una graphic novel di Vanna Vinci edita da Kappa Edizioni nel 2007. La copertina che vi propongo è quella dell’edizione Bao Publishing che raccoglie sia questo racconto che Sophia, la ragazza aurea, di cui vi ho già parlato.

La storia riprende esattamente da dove era finita. L’estate è agli sgoccioli. Sophia e Rino lasciano Teulada e tornano a Bologna, dove li attende una brutta sorpresa: il loro amico Ermete, il Maestro che guida Sophia nella ricerca alchemica, si è improvvisamente aggravato ed è stato necessario un ricovero ospedaliero. Sophia va a trovarlo e lo trova in condizioni disperate: non mangia, non parla, non vuole vedere nessuno. La sorella è convinta che si stia lasciando morire.

Per Sophia il colpo è durissimo: Ermete non è solo il suo Maestro, ma è anche l’ultimo legame con suo padre e suo nonno, alchimisti pure loro. Sophia sa che c’è un’unica possibilità di salvarlo e consiste nel portare a compimento la sua opera, cioè scoprire l’elisir di lunga vita. Per farlo ha bisogno, prima di tutto, di trovare un nuovo Maestro che possa introdurla maggiormente nei segreti dell’alchemia.

Il Conte, bibliofilo romano conosciuto tempo prima, la mette in contatto con il Prof. Scatasta dell’Università di Bologna che conosce due francesi tanto misteriosi quanto interessanti: uno è Nicolas Flamel, nato nel 1330 circa, e l’altro è il Conte di Saint Germain, alchimista del Diciottesimo secolo.

Sophia parte per Parigi in tutta fretta, lasciando Rino pieno di dubbi e interrogativi sulla loro relazione. E’ Lucas, un antiquario trecentenario del Marais, a stabilire il contatto con Flamel, ora uomo molto attivo nel volontariato e nella cooperazione internazionale. Flamel non ha consigli da dare a Sophia se non “cercare, e cercare, e cercare” ma le passa comunque l’e-mail di Saint Germain. Sophia scrive, ma la risposta si fa attendere giorni e giorni, durante i quali lei e Lucas si frequentano tantissimo e scoprono poco a poco di attrarsi reciprocamente. Così come è accaduto con Rino, anche in questo caso, non si capisce bene chi tra i due sia il seduttore e chi il sedotto.

Intanto, a Bologna, cosa sta succedendo? Succede che Rino ha ripreso a frequentare la sua ex, Francesca, e ci è finito a letto; poi, più confuso di prima, ha fatto sesso con altre amiche di Bologna e di Milano. Nonostante questo, Sophia continua “a fargli un sesso della madonna” e non esce dalla sua testa. Ermete intanto è peggiorato: ormai inerte, viene alimentato forzatamente.

A Parigi finalmente il Conte di Saint Germain si fa vivo e dà un appuntamento a Sophia in birreria. Sophia si trova di fronte un gran bel tipo in giacca di pelle, barba, capello lungo e tatuaggi, che dice di avere tremila anni e si fa chiamare Mr. Welldone. Welldone accetta di aiutarla nella ricerca e così lei, lui e Lucas si ritrovano in laboratorio a praticare l’alchimia. Welldone spedisce un infuso a Bologna per ritardare la morte di Ermete finché Sophia non ha portato a termine l’opera. I tempi però sono lunghi. Mentre la pozione cuoce, Sophia partecipa a un party di immortali parigini e trascorre la notte con Lucas.

La mattina successiva, in laboratorio, c’è una sorpresa: nel vaso alchemico è apparsa una poltiglia rossa, lucente, molle e piuttosto pesante. Welldone e Lucas la provano. Sì, è lui, è l’elisir di lunga vita! Sophia è eccitatissima ma non fa in tempo a gioire che riceve la telefonata della madre: nella notte Ermete è morto. Tutto è stato inutile, quindi. Sophia crolla disperata e cade in uno stato di prostrazione. Per un periodo va a vivere a casa di Lucas e si trascina depressa tra la camera da letto e la grande biblioteca.

E’ la telefonata della cantante romana a risvegliarla dal torpore in cui è sprofondata. A suo tempo, in cambio di un antico manoscritto, Sophia le promise di trovare un antidoto all’elisir di lunga vita. A che punto è la ricerca? Sophia è costretta ad ammettere che la ricerca si è interrotta, ma che intende riprendere l’opera. Torna quindi da Flamel e, con l’aiuto di Welldone, va in cerca della materia putrescente da cui partire per preparare l’antidoto mortale.

Cerca la materia base nelle fogne, nei cimiteri e nella catacombe parigine. Più bazzica luoghi abbandonati, oscuri, sporchi e fetidi, più si sente risucchiata dal lato oscuro della forza. Più scende verso il centro della terra, più precipita nelle zone oscure della sua mente e della sua anima. Poco a poco inizia a vestire sempre di nero e a truccarsi di nero. Non mangia, dorme poco, vive la notte. Non esce mai all’aria aperta. Passa tutto il tempo nel laboratorio, oppure nella vasca da bagno in silenzio a occhi chiusi. Dice di amare Lucas, ricambiata, ma il loro è un amore sensuale fiacco, malato, triste. I suoi occhi sono solcati da grandi occhiaie nere. E’ sempre spossata e senza energia.

Altro colpo di scena. Una notte, in laboratorio, l’alambicco restituisce qualcosa di nero, opaco, gessoso, puzzolente e leggerissimo. E’ lui, è l’antidoto! Guardandolo Sophia capisce finalmente che anche lei è immersa in una sostanza nera e vischiosa, una zona oscura molto profonda, in cui è pericoloso trascorrere troppo tempo. Welldone le consiglia un analista; Lucas, anche se a malincuore, le dice di lasciare Parigi. Sophia tentenna, non sa che fare. E’ il caso che sceglie per lei. Passeggiando per le strade della città, va a sbattere contro Rino, in Francia per lavoro. La scintilla si riaccende, ritorna la passione.

Sophia trova la forza di tornare in Italia. Prima tappa, Roma, dove consegna l’antidoto mortale alla cantante. Non sappiamo se lo berrà davvero. Ultima tappa, Bologna, dove Sophia va a vivere da Rino e inizia la terapia da un analista. Uno bravo.