Vent’anni dopo Suite caribeana, Hugo Pratt riporta Corto Maltese sulle tracce di Mu, la città perduta. L’ambientazione è la stessa dei fumetti Il segreto di Tristan Bantam, Appuntamento a Bahia e Samba con Tiro Fisso – di cui vi ho già parlato – e anche i protagonisti sono gli stessi (con qualche aggiunta) ma ovviamente molte cose sono cambiate. Alcuni personaggi sono cresciuti e hanno preso la loro strada: Tristan Bantam, ad esempio, si è fatto uomo ed è diventato professore di archeologia. Altri personaggi sono evoluti: Corto non è più l’avventuriero fascinoso, concreto ai limiti del cinismo di vent’anni prima, ma è più riflessivo, ricerca il senso delle cose, si interroga sul senso dell’esistenza, lascia spazio ai sogni, all’immaginazione, ai sentimenti. Non ha perduto la sua vena ironica, ma ora cita i filosofi greci e fa riferimenti storici. Più che alle avventure ora è interessato alla comprensione e alla conoscenza. Anche lo stile di Pratt è cambiato rispetto alle tavole degli anni Settanta: in queste tavole è più essenziale e onirico, più asciutto, meno realistico, più astratto.

Ecco il riassunto del fumetto (e la mappa disegnata da Pratt per orientarsi nell’isola)…

Corto Maltese “in versione palombaro” scopre un tempio sommerso nei pressi di un’isola misteriosa e, forse per carenza di ossigenazione, assiste a un dialogo fra due pitture Maya sul mito di Atlantide. Issato sulla nave Colombia, discute con i compagni di viaggio – Rasputin, Steiner, Levi Colombia, Bocca Dorata, Tristan Bantam, Soledad e Jesus Maria – su Atlantide e su altri continenti perduti a causa di antichi cataclismi come inondazioni, meteoriti, incendi, eruzioni vulcaniche.

Mentre si svolge questo dialogo, dal fitto della giungla qualcuno osserva i passeggeri della Colombia: sono i ciboney, nativi americani che hanno scambiato Soledad per Kukulcan, il dio testa di sole, e sono decisi a riportarla a casa. Ma non ci sono solo loro: in una capanna sulla spiaggia Dandy Roll, pirata che distilla rum, coltiva erba e ascolta Boccherini, pianifica di assaltare la Colombia e derubare i passeggeri, ma una volta a bordo viene ammaliato da Bocca Dorata e finisce per aggiungersi all’equipaggio.

Lasciati i compagni sul battello e dato loro il compito di condurlo dall’altra parte dell’isola misteriosa, Corto, Tristan, Jesus Maria e Rasputin sbarcano sulla terra e, mentre attraversano la giungla, incontrano una aviatrice che si è schiantata col suo idrovolante. Con grande stupore i tre scoprono che si tratta di Tracy Eberhard, grande amica di Amelia Earhart (prima donna ad attraversare in volo l’Atlantico in solitaria nel 1932 e misteriosamente scomparsa nel Pacifico nel 1937). Tracy non è ferita e si unisce al gruppo. Dopo una lunga marcia i cinque arrivano a un tempio maya, che in seguito si scoprirà essere una delle vie d’accesso all’antica Atlantide, detta Aztla.

All’ingresso del tempio, i compagni di avventura decidono di dividersi e non si accorgono di essere seguiti.

Corto e Rasputin entrano nell’edificio e affrontano molte terribili prove: oltrepassano le sabbie mobili, lottano con un enorme caimano (e in questa prova Rasputin sembra soccombere) e sconfiggono i guardiani di Aztla.

All’ingresso del labirinto armonico Corto è assalito dagli uomini scorpione, con cui si batte prima di incontrare Fra’ Brendan di Kerry, ultimo discendente di San Brandano (detto anche Brandano il Navigatore o il Viaggiatore), abate irlandese del VI secolo. Brendan spiega a Corto che Soledad si trova ad Aztla, ospite del re, e che è stata rapita per propagare la progenie di uomini bianchi con occhi azzurri che regnano sul continente perduto. Se vuole ritrovarla, Corto deve attraversare il labirinto armonico che è costellato di enormi difficoltà, la più grande delle quali sta nel non perdersi tra le pieghe e negli echi di “storie così lontane da doverne coniugare i verbi al tra-trapassato remoto.

I guardiani di Atzla aspettano Corto al di là della soglia del labirinto armonico e gli chiedono di superare un’altra prova: combattere con la propria ombra sul ponte delle farfalle. Se vincerà, le farfalle lo condurranno in un luogo in cui cresce il cibo degli dei, di cui dovrà cibarsi per trovare la via d’uscita. Dopo qualche titubanza Corto si ciba di funghi allucinogeni e inizia finalmente il percorso che lo porterà prima a Atlantide e di lì a Mu. I funghi allucinogeni danno a Corto una nuova consapevolezza: il suo viaggio non è soltanto reale, fisico, concreto, ma è soprattutto un cammino iniziatico che lo porterà a svestirsi della razionalità e a recuperare la dimensione onirica, immaginifica, quella in cui è possibile scoprire il mistero dell’esistenza.

Presso la mummia di un antico marinaio sardana Corto ritrova Rasputin. La mummia spiega loro che cos’è un labirinto armonico: un percorso in cui risuonano vibrazioni sonore antiche di secoli che incarnano un potere distruttivo e magico.

Dopo essere caduto in acqua ed aver viaggiato sul dorso di una testuggine enorme, Corto raggiunge l’isola di Pasqua. Qui scopre che i giganti di pietra sono quel che resta di Mu e che la fine di Mu fu segnata da fuoco, acqua e stelle, dalle quali “loro” – gli extra-terrestri – prima o poi ritorneranno.

L’isola è un accesso al mondo perduto, dove finalmente Corto trova Soledad che si è sposata con il principe Hugues e non ha alcuna intenzione di lasciarlo, anzi è ben contenta di essere stata scelta per evitare l’estinzione della “razza perduta”.

Corto decide che l’avventura è finita e torna sui suoi passi per ricongiungersi agli amici. Sull’altare sacro, il dio Kukulkan gli dà una brutta notizia: Amalia, Jesus Maria e Tristan sono stati fatti prigionieri e sono stati portati a Atzla. Può Corto abbandonarli al loro destino? Certo che no!

Sconfitti gli uomini ragno, Corto giunge finalmente a Atzla, che è posta sotto l’isola Quetzal, proprio alla base di un vulcano spento. Vi regna la bellissima regina Anti, attorniata dalle sue donne guerriere, che hanno scambiato Amalia per la reincarnazione della dea Colibrì, attesa per sconfiggere gli uomini ragno. La regina promette ai visitatori che saranno liberi se la aiuteranno a liberarsi definitivamente dei nemici. Amalia e le amazzoni costruiscono un’enorme mongolfiera e attaccano gli uomini ragno, che si assoggettano alle amazzoni scambiando Amalia per una terribile e potente divinità al servizio di Anti.

Come promesso, Anti aiuta Corto e i suoi amici a uscire dalla città perduta, immediatamente prima dell’esplosione del vulcano.

Quindi il continente perduto è scomparso per sempre? Levi Colombia è sicuro di no: bisognerà cercare le altre via di accesso, una in Guatemala, una nell’Isola di Pasqua e una in Etiopia.

Così finisce l’ultima avventura di Corto Maltese e così si chiude il cerchio narrativo che si era aperto anni prima. Che peccato! Io quasi quasi riparto con la lettura e l’avventura! 😉