Galileo e la prima guerra stellare è uno dei tanti titoli della collana Lampi di genio di Editoriale Scienza, che raccoglie autobiografie immaginarie di grandi scienziati, raccontate in maniera divertentissima ma con grande attenzione alla verità. I titoli in collana sono stati tutti scritti e illustrati da Luca Novelli e hanno riscosso grande successo anche all’estero, tanto da essere tradotti in tedesco, spagnolo, portoghese, ungherese e perfino in arabo, coreano, turco, cinese, giapponese. Non è tutto! Rai Educational ha tratto da questi simpatici libri un programma televisivo per ragazzi trasmesso da Rai 3, le cui puntate sono disponibili online.

La trama di questo libro è molto semplice. Ecco il riassunto!

Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564, quando duca del Granducato di Toscana è Cosimo de’ Medici. Sua mamma Giulia Ammannati vanta nobili origini, non così suo padre, Vincenzo Galilei, che invece appartiene a una famiglia di borghesi fiorentini decaduti. Per sostentare la famiglia, Vincenzo commercia in stoffe, ma le sue vere passioni sono la musica e l’insegnamento.

In principio Galileo studia nella scuola del convento di Santa Maria di Vallombrosa, poi il padre lo iscrive all’Università di Pisa con l’intenzione di fargli studiare medicina, che allora è una materia umanistica, infarcita di filosofia e astrologia. A Galileo però piace la matematica “utile”, quella che serve a costruire macchine da guerra e fortificazioni, così cambia indirizzo di studi. Il padre non è d’accordo e gli taglia i fondi, così, quando rimane senza borsa di studio, Galileo lascia l’università e torna a casa. Qui si mantiene con le lezioni di matematica, ma i suoi genitori fanno di tutto per fargli capire che è un peso. una bocca in più da sfamare, a quei tempi, non era cosa da poco! Galileo allora va a Roma dove vivacchia di lavoretti. Intanto inventa il bilancino per orafi che serve per misurare le diverse percentuali di oro e argento in una lega e calcola l’altezza del diavolo, cosa che lo rende famoso.

A Pisa, finalmente si accorgono di lui e gli danno la cattedra di matematica, pur pagandolo pochissimo. Galileo inizia a scrivere libri sui suoi esperimenti (in particolare quelli sul movimento) in cui contesta la tradizione di Aristotele e che gli attirano molte antipatie. Non è più aria. Si sposta allora all’Università di Padova dove può studiare più liberamente le teorie innovative di Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Copernico e Keplero, ma la Santa Inquisizione ormai lo tiene d’occhio e si sa che gli inquisitori non hanno voglia di scherzare affatto.

A Padova Galileo inventa il compasso militare usato tra l’altro per calcolare la traiettoria dei proiettili e questa invenzione gli procura non solo fama ma anche denaro. La tranquillità economica gli consente di dedicarsi alla sua nuova passione: l’osservazione del cielo. Galileo è sempre più convinto che la terra non è al centro dell’universo, ma la Santa Inquisizione sta perseguitando tutti coloro che lo affermano: Paolo Sarpi è accoltellato, Campanella imprigionato, Giordano Bruno addirittura messo al rogo. Insomma, tira una brutta aria e i guai si avvicinano.

Intanto in Olanda hanno inventato uno strumento destinato a rivoluzionare l’astronomia: hanno montato due lenti in un tubo e hanno inventato il cannocchiale. Galileo si mette subito all’opera e riesce a anche lui a costruire non uno ma tanti cannocchiali che vende o regala a potenti signori, che intuiscono i vantaggi militari del loro uso. Galileo col cannocchiale invece scruta il cielo e scopre che la luna non ha una superficie perfettamente liscia, che attorno a Giove ci sono dei pianeti più piccoli, che la Via Lattea è una costellazione di stelle. Ci scrive sopra un libro – il Sidereus Nuncius, cioè il Messaggero delle Stelle. Alla Santa Inquisizione questo libro non piace molto, perché contraddice le Sacre Scritture, così Galileo parte per Roma per far vedere a Papa Paolo V e al potente Cardinale Bellarmino che il cannocchiale è uno strumento utile e niente affatto pericoloso.

Tornato a Firenze, Galileo è sempre più famoso per i suoi studi sulle macchie solari e sul movimento di Venere. Inizia a essere certo che il sole ruota attorno al proprio asse e che la Luna e Venere hanno delle fasi. Il cielo non è come vorrebbero le Sacre Scritture.

Stavolta la Santa Inquisizione non ci passa sopra e Galileo viene convocato a Roma. La teoria di Copernico sul moto della terra è stata dichiarata eretica e i suoi libri sono stati messi all’indice e distrutti. A Galileo viene intimato di smetterla.

A Firenze, inventa il celatone, un elmetto che permette di scrutare il cielo senza staccare le mani dal timone, e il microscopio, che però viene usato solo per fare spettacolo nelle Corti. Inoltre continua a studiare Giove, cosa che gli è stata permessa. Scrive anche un libro, il dialogo tra i massimi sistemi tolemaico e copernicano, in cui Simplicio, il personaggio che crede ancora che il Sole ruoti attorno alla Terra ci fa una pessima figura. Il problema è che il nuovo papa Urbano VIII si immedesima in Simplicio. Galileo deve tornare a Roma, dalla Santa Inquisizione, che stavolta fa sul serio. Siamo nel 1633. Il suo libro è messo all’indice. Galileo è costretto a abiurare, cioè a dire che si è sbagliato e viene messo ai domiciliari nella sua casa di Firenze. Non può uscire senza permesso e non può incontrare nessuno, se non in presenza dell’Inquisitore locale. In tutte le Università italiane è vietato sostenere le sue idee.

Galileo si avvia a uscire di scena. Perde la vista ma non rinuncia al gusto della ricerca e della polemica fino al giorno della sua morte, che avviene nel freddissimo giorno dell’8 gennaio 1642.

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