Umberto Eco diceva che i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.

Una delle attività sui social in cui gli imbecilli eccellono è la condivisione di fake news, notizie farlocche che fanno leva sui pregiudizi e i sentimenti e suscitano rabbia o addirittura odio oppure compassione.

Confezionate da chi i social li conosce bene, le fake news sono date in pasto alla rete non per amore della verità, ma per generare click. E i click fanno soldi, che non finiscono mai nelle tasche degli imbecilli.

Fake, non è vero ma ci credo di Daniele Aristarco è un libro che spiega ai ragazzi come funzionano le cosiddette bufale e quali sono gli strumenti per smascherare le bugie in rete.

Fake news è un termine inglese che indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, pubblicati per disinformare e manipolare l’opinione pubblica. Sono sempre esistite e Aristarco racconta varie bufale vintage, che si sono propagate grazie al passaparola o con la complicità dei mezzi d’informazione.

Due sono i tratti distintivi delle bufale: fanno leva sugli istinti di chi le legge; lo fanno per attirare l’attenzione e raggiungere i propri scopi, che sono vari.

A volte le bufale fanno leva su emozioni forti, come la commozione, la compassione e il lutto. Molti fans di Elvis Presley e Michael Jackson, ad esempio, non hanno creduto alla loro morte, ma alla bufala che vuole che abbiano inscenato la loro morte per ritirarsi su un’isola sconosciuta.

In questo caso, chi ha realizzato e fatto girare in rete il video in cui si vedrebbe Michael Jackson uscire vivo e vegeto dall’ospedale ha fatto leva sull’affezione dei suoi fans e sul desiderio di crederlo ancora in vita e l’ha fatto per ottenere dei click (clickbait) e incoraggiare la condivisione, aumentando i proventi pubblicitari.

Spesso i mass media hanno diffuso notizie false che fanno leva sulle paure degli uomini per attirare l’attenzione e aumentare le vendite.

E’ stato il caso degli avvistamenti degli Ufo – oggetti volanti non identificati che tanto piacquero negli anni ’50 e degli alieni che continuano a catturare l’immaginazione degli ufologi, visto il clamore suscitato nel 1991 da un video-bufala che ritrae l’autopsia di un alieno in un laboratorio segreto.

Dello stesso tipo è la leggenda di Nessie, il mostro di Loch Ness, che nasce e si sviluppa negli anni Trenta e viene periodicamente riproposta. Nel 2016 si è ricorsi a un robot sottomarino che ha scandagliato il fondale del lago e ha scattato una serie di immagini, in nessuna delle quali vi è traccia del mostro.

Il più delle volte chi realizza le fake news fa leva sulla credulità delle persone.

Vi ricordate i venditori di rimedi miracolosi per ogni malattia che si vedono nei film sul Far West? E le fattucchiere di tanti film con i loro filtri d’amore? Cosa dire allora sulle imbonitrici di prodotti che fanno dimagrire senza dieta e senza sforzo?

Altre volte le fake news fanno presa sui complottisti. Da cinquant’anni si dibatte intorno allo sbarco sulla Luna. I sostenitori della Moon Hoax (frottola lunare), per esempio, ritengono che la sequenza dell’allunaggio di Armstrong sia stata realizzata in uno studio cinematografico.

Tra le bufale vintage più suggestive c’è quella fantascientifica sui robot assassini che si ribellano agli umani oppressori.

Spesso le fake news sono servite per alimentare i pregiudizi e l’odio e manipolare l’opinione pubblica a proprio vantaggio: è il caso del finto attacco della Polonia ai tedeschi apparso sui giornali nazisti dell’epoca per giustificare l’invasione di quello stato sovrano.

Se ci pensate, è anche il caso di tante fake news che agitano gli animi sui social sulla presunta invasione di extracomunitari. Inventate ad arte da persone stipendiate per fabbricare notizie false hanno lo scopo di manipolare l’opinione pubblica per inseguire scopi personali. Funziona così.

Come difendersi dalle fake news? Informandosi e non prendendo per buona la prima fandonia che ci rifilano. Più è basso il livello di istruzione, maggiore è la possibilità di incappare nella rete degli imbroglioni. Quindi, studiate, leggete, informatevi.

Valutate l’affidabilità della testata giornalistica, del sito internet, della pagina Facebook che ha postato la notizia. Cercate informazioni sull’autore, se la notizia è firmata. Guardate se e come è trattata la stessa notizia da fonti diverse. Chiedetevi sempre chi ci guadagna. Insomma, non fatevi prendere per il naso!

Come comportarsi in caso di una fake news? Non condividetela assolutamente. Basta catene di Sant’Antonio! Piuttosto facciamo un’operazione di debunking, smontando la panzana e spiegando le dinamiche della diffusione. Se non vengono smascherate, le bufale sono in grado di modificare le nostre abitudini e, spesso, di sradicare i nostri più profondi convincimenti. Fermiamo insieme l’ondata delle bugie!

Fake, non è vero ma ci credo di Daniele Aristarco è uno di quei rari libri che insegnano qualcosa, divertendoci pure. Se vi ha incuriosito la recensione e volete leggerlo, lo trovate in commercio edito da Einaudi ragazzi e in biblioteca.

Non potete sbagliarvi: in copertina c’è Pinocchio, grande inventore di bufale!