Sono molto soddisfatta di me perché ho finito di leggere Gli Sporcelli di Roald Dahl in versione originale. Bello sforzo – direte voi – saranno 100 pagine scarse! Eh vabbé, che vuol dire? E’ stato un modo come un altro per tenere vivo il mio inglese basic e alla fine mi sono fatta pure due risate.

Chi sono gli Sporcelli? La definizione sta tutta nel loro cognome: sono dei Twits, che in inglese suona più o meno come Gli Stupidi e che è il titolo originale del romanzo. In Italia, Salani editore ha inventato una parola efficace che ricorda il disordine e la sporcizia e in effetti gli Sporcelli sono degli zotici sozzoni. Gli spagnoli ci sono andati giù pesante affibbiando loro il titolo di Cretinos. I francesi, che amano andare al sodo, li hanno chiamati Gredin.

Scritto nel 1979, The Twits fu pubblicato l’anno successivo con le spiritose illustrazioni di Quentin Blake. Da allora milioni di bambini in tutto il mondo hanno riso a crepapelle per le disavventure degli orridi e disgustosi Sporcelli e ne hanno consacrato il successo.

Il riassunto

Il signor e la signora Sporcelli sono due esseri ripugnanti: sono sporchi, brutti e, come se non bastasse, sono pure afflitti da quella che mia nonna chiamava “la cattiveria rara”.

Il signor Sporcelli non si lava mai, veste vestiti sudici e si è fatto crescere una lunga barba, ispida come saggina, all’interno della quale conserva avanzi di cibo ammuffito per farsi qualche spuntino. Come se non bastasse, lunghi peli sudici gli crescono nel naso e nelle orecchie, che non pulisce mai!

La signora Sporcelli non è da meno: vestita di un lurido grembiule, ha un occhio di vetro, il naso lunghissimo e appuntito e cammina appoggiandosi a un bastone da passeggio perché è zoppa, ma anche perché ama spaventare e bastonare i bambini.

Gli Sporcelli vivono in una casa senza finestre, in modo che nessuno possa guardare dentro; d’altro canto, a loro nulla importa di vedere fuori. La loro occupazione principale è quella di offendersi e maltrattarsi: “Ti frollo il midollo”, “Ti buco la nuca”, “Ti rapo la crapa”, “Ti infilzo la milza” sono solo alcune delle frasi gentili che si rivolgono.

La loro indole malvagia si manifesta soprattutto negli scherzi orribili che si fanno reciprocamente: come quando la signora Sporcelli mette il suo occhio di vetro nel boccale di birra del marito per fargli sapere che lo tiene sempre sotto controllo. O come quando il marito infila un viscido ranocchio nel letto della moglie. O come quando lei gli sostituisce gli spaghetti nel piatto con dei vermi raccolti in giardino. O come quando lui le fa credere di essere affetta da una malattia terribile e mortale, la “restringite”, e la sottopone al trattamento della “grande stiratura”.

Ad un certo punto il signor Sporcelli si mette in affari e decide di fondare un circo con delle scimmie in grado di fare tutto capovolte. Parte perciò per l’Africa dove cattura una famiglia di scimmie – Capopò, la compagna e i due cuccioli – che porta con sé in Inghilterra. Costruisce loro una gabbia angusta e le allena ogni giorno a stare a testa in giù. Convinto che le scimmie siano stupide e non capiscano nulla, il signor Sporcelli le maltratta e alimenta in loro l’istinto di ribellione e riscatto.

Nel frattempo, gli Sporcelli vivono la vita di tutti i giorni. Ogni martedì il signor Sporcelli cosparge di colla “Nontimolla” i rami del grande albero morto nel giardino in modo che gli uccellini che lì hanno il nido rimangano intrappolati. Ogni mercoledì la signora Sporcelli cucina il pasticcio di uccellini che è il suo piatto forte.

Per farla breve, le scimmie sono sempre più avvilite e schiavizzate, gli uccellini terrorizzati e decimati, gli Sporcelli sempre più disgustosi.

Provvidenziale è l’arrivo dall’Africa del migliore amico di Capopò, l’uccello Rococò, con l’aiuto del quale le scimmie fuggono dalla gabbia, gli uccellini non rimangono più intrappolati e si compie la vendetta degli afflitti nei confronti dei carcerieri.

Capopò, aiutato dagli uccelli, sparge una mano abbondante di colla “Nontimolla” sul solaio del soggiorno e incolla mobili e suppellettili sul soffitto. Versa poi la colla sulla testa degli Sporcelli che, quando vedono il soggiorno sottosopra, decidono di mettersi a testa in giù. Così rimangono incollati al soffitto, che credono essere il pavimento, tanto che poco a poco si restringono e di loro non rimangono altro che i luridi vestiti.

Mi è piaciuto perché…

Gli Sporcelli spiega ai bambini il concetto di bello e brutto, che non è legato all’aspetto esteriore. Dahl motiva così la sua convinzione: Se una persona ha brutti pensieri, dopo un po’ glieli leggi in faccia. E quando i brutti pensieri li ha ogni giorno, ogni settimana, ogni anno, il suo viso diventa sempre più brutto, finché diviene talmente brutto che non sopporti quasi più di guardarlo. Una persona con pensieri gentili non potrà mai essere brutta. Potrà avere il naso bitorzoluto e la bocca storta e i denti in fuori, ma, se ha pensieri gentili, questi le illumineranno il viso come raggi di sole, e apparirà sempre bella.

Alcune curiosità sul libro.

Nella prefazione all’edizione originale la figlia di Roald Dahl, Lucy, spiega al lettore che The Twits nacque da due fobie del padre, che detestava la barba e trovava insopportabili gli scherzi tra adulti.

Nella versione inglese, la famiglia di scimmie (i Muggle-Wumps) è composta da tre cuccioli e non due. L’uccello Rococò (ovvero il Roly-Poly Bird) appare anche nel libro Il coccodrillo enorme così come la colla “Nontimolla”appare in Matilda.

Ho scovato in rete un adattamento teatrale de Gli Sporcelli ad uso delle insegnanti delle scuole elementari. L’autore è David Wood e il titolo è Twits: Plays for Children. Un’idea originale per la recita di fine anno!

In ogni biblioteca di pubblica lettura potete trovare copie multiple degli Sporcelli, che è un libro continuamente ristampato. In commercio e in biblioteca trovate anche l’audiolibro. Se siete utenti MLOL potete scaricare l’EBOOK qui http://emilib.medialibrary.it/media/scheda.aspx?id=150018100