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Olympos. Diario di una dea adolescente

Olympos Diario di una dea adolescente Teresa Buongiorno

Chi ha la mia età e quindi era adolescente tra gli anni ’80 e ’90 è cresciuto a “pane e telenovelas”. Cos’erano? E’ presto detto: una specie di polpettone televisivo sfornato in America Latina in cui, in non meno di 100 puntate, era narrata la storia (e le vicende sentimentali) di una ragazza e del gruppo di personaggi che la circondavano.

Le attrici erano messicane come Verónica Castro o venezuelane come Grecia Colmenares e alle telenovelas venivano dati titoli esotici come “Topazio”, “Manuela”, “Celeste” fino all’irraggiungibile “Anche i ricchi piangono”.

Olympos. Diario di una dea adolescente di Teresa Buongiorno è una sorta di “mito-novela” fresca, allegra e divertente che racconta la vita quotidiana delle divinità del pantheon greco classico come fossero una grande famiglia allargata dei nostri giorni, con tanto di amori, tradimenti, figli segreti e vendette.

A introdurci in questo mondo così simile al nostro è Ebe, la dea dell’eterna giovinezza, che tiene un diario in cui racconta giorno dopo giorno le avventure e disavventure che capitano agli abitanti del monte Olimpo e che la vedono il più delle volte semplice spettatrice e a volte co-protagonista.

Il libro non è certamente un trattato di mitologia. E’ una lettura leggera e scanzonata, che va giù come un bicchiere d’acqua ghiacciata quando si ha sete, scritta con uno stile che ricorda un po’ Bianca Pitzorno, al quale l’autrice – una delle più rinomate protagoniste della letteratura per l’infanzia italiana dell’ultima parte del Novecento scomparsa nel 2022 a 91 anni – l’ha dedicata.

Lo stile semplice e scorrevole rende il romanzo adatto a far conoscere le basi della mitologia greca a bambine e bambini. Ma lo sforzo dell’autrice di ricomporre il vastissimo corpus mitografico in un unico puzzle coerente può piacere anche agli adulti.

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Il riassunto di “Olympos. Diario di una dea adolescente”

Ebe è una giovane dea dell’Olimpo e fa parte di una famiglia numerosa e in continua crescita: quella dei figli e delle figlie di Zeus. Il padre le ha donato l’eterna giovinezza ma per lei questa condizione di “eternamente giovane” è una gran seccatura. I fratelli e le sorelle sono immortali ma possono diventare grandi, mentre lei sembra condannata a rimanere un’eterna adolescente e invece vorrebbe crescere.

In occasione dell’ultima gravidanza di sua madre, Zeus le regala carta, penna e calamaio, per tenersi occupata scrivendo un diario. Sull’Olimpo il tempo non scorre come quello del nostro calendario, ma cambia a seconda degli eventi e perfino per ogni singola divinità. Così, il diario di Ebe non ha le date ma è un susseguirsi di pagine numerate dalla 1 alla 90.

Il diario inizia con la tragica vicenda di suo fratello Efesto, così brutto da essere scaraventato appena nato giù dal monte Olimpo nientemeno che da Era, sua madre. Per qualche tempo il fatto resta ignoto a Zeus, ma poi interviene Rea, madre di Zeus e Era (sì, avete capito bene, sono fratello e sorella), che cerca di sistemare le cose.

Efesto è certamente caduto sulla Terra, dove vivono gli uomini, una razza incivile e retrograda, che Zeus detesta. Al contrario di Prometeo che, mosso da buoni sentimenti, vuole aiutare, donando il fuoco. Zeus non la prende benissimo e condanna Prometeo a essere incatenato a una roccia e straziato da un’aquila che ogni giorno gli rode il fegato. (Verrà da lì il detto?)

Insomma, fin dai primi capitoli si capisce che la famiglia è complicata, anche perché è decisamente bizzarra. Era è la moglie legittima di Zeus e dalla coppia sono nati Ares, Ebe, Efesto, Ilizia ed Erisma. Ma il potente padre degli dei non disdegna neanche di accompagnarsi a umane e ninfe, consumando rapporti amorosi sotto forma di animali (cigno, toro, ecc.) Apollo e Artemide, Hermes, Persefone, Atena, Dioniso, Perseo, Eracle, Elena, Minosse e le Muse sono il frutto dei suoi numerosi convegni amorosi.

Finalmente arriva il giorno in cui anche per Ebe si profila un incarico di responsabilità a corte. Pensa e ripensa, Zeus la affida a nonna Rea, perché ne faccia la coppiera degli dei. E’ un ruolo certamente importante, perché, allo stesso modo del latte di Era, le bevande di Ebe – nettare e ambrosia – hanno il potere di donare l’immortalità.

Mentre sull’Olimpo continuano incessanti le vicende di figli rifiutati e poi ricomparsi, sotterfugi, dispetti, ribellioni e scalate al potere, Ebe va a farsi un giretto fuori casa. Visita anche l’Oltretomba, il regno di Ade, dove fa visita alle Isole dei Beati, dove vivono i suoi nonni (Crono e Rea) e i suoi bisnonni (Urano e Gaia). Conosce zie e zii: Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone.

Conosce anche Eros ma lo tiene alla larga, perché lei sogna una relazione che la completi, non che la annulli. Poi un giorno accade che i giganti si ribellano a Zeus e lui chiama in suo aiuto Alcide. Per Ebe è un vero colpo di fulmine…

La recensione di “Olympos. Diario di una dea adolescente”

Olympos. Diario di una dea adolescente è uno strumento utile per conoscere le vicende di dèi dell’Olimpo e degli eroi greci in modo semplice e divertente. L’autrice è bravissima a percorrere miti e leggende della tradizione greca con uno stile curato e al tempo stesso fresco. La scelta del diario come mezzo stilistico consente una forte identificazione tra le lettrici in target (pre-adolescenti e adolescenti) e la protagonista. Le illustrazioni di Grazia Nidasio sono adeguate al testo e contribuiscono a renderlo un libro leggibile e frizzante.

Un elemento di difficoltà per i più giovani può essere il tempo in cui si svolgono le azioni. Sul Monte Olimpo scorre in un modo particolare. Ciascuno nasce, vive e cresce con un tempo tutto suo. Ebe non cresce mai, mentre la sua sorellastra Atena diventa adulta in pochi giorni. Alcuni ci mettono un’eternità a diventare adulti, per altri sono pochi giorni. Per i lettori meno scafati può essere straniante leggere del parto di Atena in una pagina e trovarla già grande nel capitolo successivo, mentre la narratrice è rimasta cristallizzata nella sua adolescenza. Ma alla fine, è anche logico che sia così: solo per gli umani il tempo scorre uguale per tutti. Che senso ha il concetto di tempo per gli immortali?

“Non te l’hanno detto che solo tra gli umani il tempo è uguale per tutti? Che tra gli immortali ognuno ha un suo tempo speciale, stabilito da Nonno Crono alla sua nascita? Che qualcuno diventa adulto in una notte, e qualcun altro ci mette cent’anni?”

Accettato il fatto che sull’Olimpo lo scorrere del tempo è tutto uno stop-and-go, potrete rilassarvi e godervi la saga familiare che Ebe ci racconta, così “moderna” ed intrigante da catturarvi fino dalle prime pagine.

La scheda editoriale

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