Vado controcorrente, lo so. Così come so che stroncare un libro di Eraldo Baldini, che è un autore-cult, significa scrivere un post impopolare, che non verrà indicizzato bene dai motori di ricerca e non riceverà dei like. Sono consapevole di tutto ciò, ma devo dirvi che la lettura di L’estate strana non mi ha entusiasmato.

Non ho letto Quell’estate di sangue e di luna, il romanzo che Baldini e Alessandro Fabbri hanno scritto a quattro mani rimaneggiando questo racconto e che le recensioni danno come molto buono.

Resta il fatto che la storia raccontata in questa short story mi è suonata come già sentita fin dalle prime pagine. Oltre a ciò, ho avuto subito la netta sensazione di non avere tra le mani un racconto compiuto ma piuttosto l’abbozzo del soggetto di un romanzo ancora da scrivere.

In ogni caso, la trama è più o meno questa.

E’ l’estate del 1969 e siamo a Lancimago, paesino rurale della pianura padana. E’ notte.

Quattro quindicenni – Enrico, Gianfranco, Valerio e Billo – sono incollati al televisore per non perdersi la telecronaca di un evento eccezionale: la discesa del primo uomo sulla luna.

Tutto scorre liscio. Anzi, va tutto talmente liscio che molti non credono che l’allunaggio sia effettivamente avvenuto.

Eppure, dal giorno successivo nulla è più come prima e eventi straordinari turbano l’esistenza monotona e sonnecchiante degli abitanti di Lancimago.

Prima sparisce il fratello minore di Billo, Lele. Poi tacciono le rondini. Poi i cani sembrano impazziti e si strozzano alla catena o, peggio, si rivoltano contro i padroni e li sbranano. Poi si perde anche una bambina, Carlotta. Poi Franco, il mugnaio, e sua moglie Gloria vengono trovati privi di vita, come inghiottiti dal silos di grano. Intanto, c’è chi è pronto a giurare di essere stato inseguito da uno spaventapasseri che improvvisamente ha preso vita. 

Solo Antonio Giunchedi ha una spiegazione per ciò che sta accadendo. Dice che la terra si sta rivoltando contro a chi la coltiva, perché quell’estate lui, l’ultimo custode della tradizione, non l’ha ricompensata per il raccolto. L’ictus gli ha tolto la parola e la paresi lo ha immobilizzato a letto prima di poter portare a termine il Rito annuale. E allora, quella stessa terra fertile e generosa, si è venuta a prendere il suo tributo di sangue.

Il ritmo c’è, perché succede qualcosa praticamente in ogni pagina; il linguaggio è standard e piano, tendente al basso, ma probabilmente è un effetto voluto; il finale è tirato via; il recupero delle credenze e delle superstizioni contadine in chiave noir mi sembra un tema un po’ sfruttato.

Punto di forza la brevità: è un racconto che si legge in due ore.

Se volete leggere L’estate strana di Eraldo Baldini, potete cercare sugli scaffali delle biblioteche di pubblica lettura. Se volete acquistarlo, non so se è ancora in commercio. Nel caso, vi segnalo che faceva parte della collana I corti di Edizioni EL.