Dei ed eroi dell’Olimpo di Roberto Piumini è il prequel ideale di Le Metamorfosi. Storie di mitologia di cui vi ho parlato in un post precedente. Sia la struttura che il contenuto del romanzo vi ricorderanno da vicino Le Metamorfosi, tanto che leggere i due libri in successione è come sfogliare una vera e propria antologia della mitologia classica.

Se avete bambine e bambini tra gli 8 e i 10 anni, vi consiglio di leggerli entrambi per una full immersion delle vicende di dei, ninfe, ed eroi che popolavano l’Olimpo greco!

Come Le Metamorfosi anche Dei ed eroi dell’Olimpo ha una struttura a cornice, che è tipica della novellistica. I racconti sono raccolti e organizzati all’interno di un altro racconto che funge da trait-d’-union, cioè da cornice semantica. Nel caso specifico, la cornice è costituita dal racconto di un vecchio aedo ad alcune ragazze e ragazzi seduti in cerchio sotto un maestoso ulivo.

Giorno dopo giorno gli antichi miti greci prendono vita grazie alle parole del vecchio cantore: dalle fatiche del possente Eracle, alla nascita di Apollo e Artemide, dal tragico destino di Aracne, tramutata in ragno perché osò sfidare la dea Atena nell’arte della tessitura, all’impresa di Teseo a Cnosso, dal terribile volo di Dedalo e Icaro, alla crudele Medusa, fino all’affascinante racconto di Odisseo.

Pronti allo spoiler?

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Il riassunto di “Dei ed Eroi dell’Olimpo”

I miti che Piumini ci racconta in questo nuovo romanzo sono dieci.

Il giovane Eracle

Il racconto dell’aedo inizia con la prima fatica di Eracle, figlio di Zeus e Alcmena, dotato di una forza prodigiosa per essere stato allattato da Era. Il mito racconta di un enorme leone che tormentava la popolazione di Nemea ma non poteva essere ucciso né col ferro, col bronzo o con le pietre perché la sua pelliccia era impenetrabile dalle armi.

Eracle lo aggredì a colpi di clava e lo strinse al collo fino a strozzarlo. In seguito lo scuoiò ed utilizzò la sua pelliccia come mantello, ottenendo una difesa invincibile contro i nuovi pericoli che avrebbe dovuto affrontare.

Il leone Nemeo fu posto da Zeus tra i segni dello zodiaco, dove formò la costellazione del leone.

Altre fatiche di Eracle

L’uccisione del leone nemeo non fu che la prima fatica di Eracle, a cui seguirono l’uccisione dell’idra di Lerna; la cattura della cerva di Cerinea; la cattura del cinghiale di Erimanto; la pulizia in un solo giorno delle stalle di Augia; l’uccisione degli uccelli del lago Stinfalo; la cattura del toro di Creta; il furto delle cavalle di Diomede; la presa della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni; il furto dei buoi di Gerione; il furto dei pomi d’oro del giardino delle Esperidi; e infine la liberazione di Prometeo.

Persefone

Il racconto del vecchio poeta prosegue col mito di Persefone, una delle storie più note della mitologia greca, che rappresenta l’eterna ciclicità della natura, in particolare il ciclo delle stagioni.

Persefone, figlia di Demetra e Zeus, era una ragazza di straordinaria bellezza. Un giorno, mentre raccoglieva fiori nei campi, fu rapita da Ade, il dio degli Inferi, che la portò nel regno sotterraneo.

Disperata per la sua scomparsa, Demetra la cercò ovunque, finché non venne a sapere cosa era successo. La dea pregò Zeus di intervenire e cadde in uno stato di profonda disperazione, dimenticandosi dei suoi doveri di dea dell’agricoltura e causando un inverno interminabile che gelò tutte le coltivazioni. Zeus decise di intervenire, ma nel frattempo Persefone aveva mangiato 6 chicchi di una melagrana, ignorando che chi mangia il frutto degli Inferi è costretto a rimanervi per l’eternità. Zeus allora stabilì un compromesso: Persefone avrebbe trascorso 6 mesi dell’anno con Ade negli Inferi e il resto con la madre sulla terra.

La permanenza di Persefone nell’oltretomba corrisponde alla stagione invernale, quando la terra è spoglia e fredda, mentre il suo ritorno dalla madre porta con sé la primavera e la rinascita della natura.

Nella mitologia latina, Persefone è detta Proserpina.

Prometeo

Il mito successivo ha come protagonista Prometeo che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini. Prometeo era un Titano, una delle antiche divinità primordiali della mitologia greca, noto per la sua astuzia e la tendenza a sfidare l’autorità di Zeus.

Zeus aveva decretato che il fuoco fosse un privilegio riservato agli dei e che gli uomini vivessero nell’oscurità e nel freddo. Prometeo disobbedì a Zeus, rubò il fuoco dall’Olimpo e ne fece dono agli uomini, compiendo un atto che avrebbe trasformato il destino della razza umana, portando progresso e civiltà.

Furioso per l’atto di ribellione, Zeus punì Prometeo in modo crudele. Lo fece incatenare ad una roccia sul Monte Caucaso e ogni giorno mandò un’aquila a divorare il suo fegato, che si rigenerava ogni notte.

Questa tortura avrebbe dovuto essere eterna, ma finì quando Eracle lo liberò in cambio del giuramento di accettare l’autorità di Zeus.

Aracne

Altro giorno, altro racconto. E’ la volta del mito di Aracne, che fu trasformata in un ragno. Ecco come andarono le cose.

Figlia di un tintore, Aracne era famosa per l’abilità nel tessere tele di straordinaria bellezza. Nel suo paese di Colofone, in Lidia, girava voce che avesse imparato l’arte direttamente da Atena, mentre lei affermava che fosse la dea (patrona delle arti e dell’artigianato) ad aver imparato da lei. Vantandosi di essere migliore persino di Atena, sfidò la dea in un concorso di tessitura.

Aracne scelse come tema della sua tessitura gli amori degli dei e le loro colpe. La sua opera era così perfetta ed ironica verso le astuzie usate dagli dei per raggiungere i propri fini, che Atena si adirò, distrusse il telaio e colpì Aracne con la sua spola.

Aracne, disperata, cercò di impiccarsi, ma la dea la trasformò in un ragno costringendola a filare e tessere per tutta la vita dalla bocca, punendola così per le sue parole sfrontate e irrispettose.

Apollo e Artemide

Il mito successivo ha come protagonisti Apollo e Artemide e ovviamente c’entra il solito Zeus.

Zeus si invaghisce di Leto, una divinità che discendeva dall’antica e nobile stirpe dei Titani. Mite, timida e incapace di difendersi da sola, Leto resta incinta e la gravidanza è da subito molto difficile a causa della maledizione di Era, che non tollerava l’infedeltà del marito.

Inseguita dal serpente Pitone, l’infelice donna vagò per mari e monti, percorrendo tanti paesi, e finalmente partorì i suoi gemelli sull’isola di Delo.

Le due divinità, fin dalla nascita, dimostrarono straordinarie abilità e strabilianti poteri. Per la loro passione e la loro perizia nell’attività venatoria furono associati alla caccia. In particolare, Artemide era considerata la dea della natura selvaggia e degli animali selvatici. Era spesso raffigurata accompagnata da un branco di cani da caccia o da una mandria di cervi. Anche Apollo, sebbene sia noto principalmente come il dio del Sole, era associato alla caccia ed era spesso rappresentato con l’arco e le frecce.

Teseo

Il canto dell’aedo prosegue col mito di Teseo, una delle storie più famose e affascinanti della mitologia greca, ricca di significati sulla natura dell’amore, della fedeltà e del tradimento.

Il re di Creta, Minosse, aveva imposto ad Atene una tassa terribile: ogni anno, sette ragazzi e ragazze ateniesi dovevano essere inviati sull’isola per essere sacrificati al Minotauro, un mostro dal corpo umano con testa e collo di toro che viveva recluso nel labirinto. Teseo, un eroe ateniese, si offrì volontario per affrontare il Minotauro e porre fine a questa tragica usanza.

Prima di entrare nel labirinto, Teseo ricevette l’aiuto di Arianna, figlia di Minosse, che si era innamorata di lui. Arianna fornì al giovane eroe un filo, che gli sarebbe servito per uscire dal labirinto dopo aver ucciso il Minotauro. Teseo accettò il suo aiuto, uccise il Minotauro e, grazie al filo di Arianna, uscì dal labirinto insieme ai giovani ateniesi.

Dopo la fuga di Teseo e Arianna dall’isola di Creta, il mito prende una svolta tragica. Teseo e Arianna si fermarono sull’isola di Nasso e qui Teseo l’abbandonò per tornare da solo ad Atene.

Dedalo

Al labirinto di Creta è legato anche il mito di Dedalo e Icaro, noti per la loro tragica avventura nel mare Egeo.

Dedalo era un abile architetto e fu incaricato dal re Minosse di Creta di costruire il Labirinto, una struttura complessa per imprigionare il Minotauro. Il crudele Minosse, però, rinchiuse anche Dedalo nel Labirinto, insieme a suo figlio Icaro. Dedalo non si arrese e concepì un piano audace per fuggire.

Costruì delle ali leggere fatte di piume e cera per sé e suo figlio. Una volta spiccato il volo, Dedalo mise in guardia Icaro di non volare troppo vicino al sole, perché la cera si sarebbe sciolta, né troppo vicino al mare, perché le piume si sarebbero bagnate e sarebbe affondato.

Tuttavia, durante il volo, Icaro, folle di gioia e presunzione, ignorò gli avvertimenti del padre e si innalzò sempre più vicino al sole. Il calore del sole sciolse la cera delle sue ali e Icaro cadde nel mare Egeo e morì annegato.

Perseo e Medusa

Il mito di Perseo è certamente uno dei più arzigogolati della mitologia greca. L’episiodio più famoso è quello che vede Perseo uccidere Medusa.

Le Gorgoni erano tre sorelle, mostruose creature con serpenti al posto dei capelli e il potere di trasformare in pietra chiunque le guardasse negli occhi. Medusa era l’unica mortale delle tre.

Perseo accetta l’incarico di Polidatte di portargli la testa mozzata della Medusa e, con l’aiuto degli dei, riceve armi e uno scudo riflettente. Giunto nella caverna delle Gorgoni, grazie allo scudo, riesce a vedere Medusa senza essere pietrificato e, con un colpo deciso, le taglia la testa.

Dal corpo di Medusa nasce Pegaso, il cavallo alato. Perseo in seguito utilizzò la testa di Medusa come arma per trasformare in pietra i suoi nemici.

Giasone, gli Argonauti e il Vello d’oro

Per riconquistare il trono di Tessaglia Giasone accetta una missione praticamente impossibile: recuperare il Vello d’oro, cioè il prezioso manto di un ariete alato, appeso a un albero sacro nella remota Colchide, una terra lontana e ostile.

Radunato un gruppo di eroi noti come gli Argonauti, Giasone parte per un viaggio epico a bordo della nave Argo. Durante il viaggio, gli Argonauti affrontano numerose sfide e avventure. Arrivati nella Colchide, Giasone riesce nell’impresa grazie all’aiuto di Medea, la figlia di Eete, una strega potente e innamorata di lui.

Il viaggio di ritorno fu pieno di ostacoli e tradimenti ma alla fine Giasone riuscì a tornare in patria e a riconquistare il trono usurpato.

Ulisse, Polifemo e il viaggio di ritorno

Siamo arrivati al gran finale, cioè al racconto del mito di Ulisse.

Ulisse era il re di Itaca e insieme agli altri principi achei lasciò la sua amata terra per partecipare alla guerra di Troia. Fu senz’altro l’artefice della strategia della vittoria, perché a lui si deve l’invenzione del cavallo di Troia, l’inganno grazie al quale gli achei riuscirono a penetrare all’interno delle mura e a conquistare la città.

Dopo la caduta di Troia, Ulisse intraprese il viaggio di ritorno a Itaca, che durò molti anni. Durante la navigazione, affrontò tempeste, creature mitiche, incantesimi e tentazioni seducenti. Tra le sue avventure più famose c’è l’incontro con il ciclope Polifemo.

Durante la sua assenza, a Itaca, i pretendenti cercarono di convincere sua moglie Penelope a sposare uno di loro, insinuandole il dubbio che Ulisse fosse morto. Penelope, tuttavia, rimase fedele al marito e ideò un piano per ritardare le nozze. Promise di sposare uno dei pretendenti solo dopo aver terminato di tessere una tela. Per tre lunghi anni, ogni notte disfò il lavoro tessuto durante il giorno.

Dopo molte peregrinazioni, Ulisse finalmente tornò a casa, travestito da mendicante. Lì, pianificò e orchestrò la sua vendetta contro i pretendenti, sconfiggendoli con l’aiuto di suo figlio Telemaco e di alcuni alleati fedeli. Alla fine, Ulisse rivelò la sua vera identità e riuscì a riconquistare il trono e a riunirsi con la moglie.

Il mito di Ulisse è raccontato nell’Odissea, un poema epico attribuito a Omero. Questo nome vi dice qualcosa? 😉

La scheda editoriale

  • Titolo: Dei ed Eroi dell’Olimpo
  • Autore: Roberto Piumini
  • Illustratore: Fabio Visintin
  • Casa editrice: Mondadori
  • Età di lettura: dagli 8 anni
  • Consiglio di lettura: a chi vuole conoscere o riscoprire dieci grandi miti della classicità greca.

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La citazione del cuore

Zeus, con la sua folgore in mano, dominava il cielo e la terra, facendo tremare gli uomini e gli dei con la sua potenza. Ogni tuono era un segno della sua presenza, ogni lampo una manifestazione della sua volontà.