Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza è una favola di Luis Sepúlveda. La storia – quella di una piccola lumaca senza nome e senza scopo che vuole scoprire perché le lumache sono lente – si presta a vari piani di lettura. Per la trama semplice e il tono tenero e delicato è adattissima ai bambini, anche i più piccoli.
La vicenda prende avvio quando una giovane lumaca interroga le anziane sul perché le lumache non si danno un nome proprio e sul motivo della loro indicibile lentezza. Visto che le anziane la snobbano o, peggio ancora, la deridono per le sue curiosità, la lumachina decide di intraprendere un viaggio (lento, molto lento) in cerca di risposte, nel corso del quale incontrerà tanti animali. Alcuni la aiuteranno, altri, al contrario, faranno di tutto per scoraggiarla e mortificarla.
Ogni incontro, però, le rivela l’importanza di cogliere ogni attimo della vita e di vivere appieno ogni esperienza. L’esatto contrario della nostra frenetica esistenza che si annulla nel tran-tran quotidiano e, nell’affannoso passare dal giorno alla notte al giorno dopo, perde di vista ciò che è davvero importante: la contemplazione delle meraviglie della Natura, le relazioni sane e positive, la crescita personale.
Riassunto di “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”
In un prato verde chiamato “Paese del Dente di Leone”, sotto a una frondosa pianta di calicanto, viveva una colonia di lumache. Certe di abitare nel posto più bello del mondo, prendevano la vita alla giornata, facendo sempre le stesse cose, senza porsi troppe domande. Nessuna aveva un nome proprio che la distinguesse dalle altre e tra loro si chiamavano semplicemente “lumaca”. Quando una lumaca voleva parlare ad un’altra, bisbigliava “Lumaca!” e tutte si giravano creando una gran confusione. Così, ogni lumaca che voleva dire qualcosa a un’altra lumaca, doveva spostarsi con indescrivibile lentezza e raggiungere la sua interlocutrice.
Le lumache erano consapevoli della loro lentezza e vulnerabilità. Sapevano che il guscio che si portano dietro non poteva certo difenderle dai predatori e dall’uomo, ma accettavano il loro stato con muta rassegnazione.
Finché un giorno una piccola lumaca chiese alle altre il motivo della loro lentezza e del fatto di non avere un nome proprio. Le maggior parte delle lumache non le diede ascolto. Altre la consideravano addirittura una seccatrice, un elemento di disturbo, e la marginalizzavano. A tutte, per essere felici, bastava vivere nel Paese del Dente di Leone, mantenere il corpo umido ed ingrassare per sopravvivere all’inverno.
La piccola lumaca non si fece scoraggiare ed annunciò di voler intraprendere un viaggio alla ricerca delle risposte alle sue domande e di qualcuno che le desse un nome proprio, tutto per sé.
Durante il cammino (lento, molto lento), la lumachina parlò prima con il gufo che viveva sul calicanto, poi con la tartaruga Memoria, ebbe un nome tutto per sé e scoprì perfino che la sua esistenza aveva uno scopo: quello di salvare la comunità del Paese del Dente di Leone dai terribili piani degli Uomini.
Così Ribelle, questo il suo nuovo nome, ritornò (“lentamente, molto lentamente”) al prato per avvertire le altre lumache del pericolo imminente ed esortarle a cercare un nuovo posto.
Durante il tragitto di imbatté in una colonia di formiche e le avvisò, e così avvisò anche i bruchi, gli scarabei, i lombrichi e le talpe che la ringraziarono perché se fosse stata svelta come la serpe, la lepre, la lucertola e i grilli probabilmente non si sarebbe fermata e loro non avrebbero potuto prepararsi all’esodo.
Giunta nel Paese del Dente di Leone, raccontò alle lumache anziane cosa aveva saputo dalla tartaruga Memoria, ma come prima alcune la presero in giro e altre la accusarono di rifiutare la loro autorità e di sovvertire l’ordine delle cose. Solo poche la seguirono nell’esodo alla ricerca di un nuovo Paese del Dente di Leone.
Ribelle non avrebbe voluto essere la leader del gruppo e tantomeno prendersi la responsabilità delle più giovani e timorose, soprattutto quando il cammino si dimostrò molto più pericoloso del previsto e le lumache più deboli morirono. Solo dopo aver attraversato la strada, oltrepassato le case, attraversato un bosco di castagni ed essere sopravvissute a un rigido inverno, Ribelle e le lumache giunsero al Nuovo Paese dei Denti di Leone, con una nuova consapevolezza: quella che il Paese dei Denti di Leone tanto desiderato era sempre stato dentro di loro.

Recensione di “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”
E’ incredibile quante cose possiamo imparare dalla storia della nostra lumachina Ribelle! Già nelle prime pagine di Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza ci accorgiamo che il Paese dei Denti di Leone ha gli stessi pregi e difetti della società in cui viviamo. Più difetti che pregi, a dire il vero, che derivano dall’attitudine degli individui a omologarsi e ad accontentarsi delle cose più facili e banali.
Com’è rassicurante stare nella nostra confort a goderci il sapore dell’erba fresca, il tepore del sole, la freschezza della rugiada, senza doverci preoccupare di cosa succede al limite del prato! Che fortuna vivere nel posto migliore del mondo. Che senso, ha allora, farsi troppe domande? E perché andare alla ricerca di qualcos’altro, se possiamo ottenere facilmente e senza sforzo tutto quello di cui abbiamo bisogno?
La storia di Ribelle ci insegna, invece, che l’abitudine è il peggiore dei mali, perché soffoca la curiosità e ci priva della libertà. Chi accetta idee preconfezionate, rinuncia alla libertà di pensare con la propria testa. Chi accetta il tran-tran quotidiano, rinuncia a costruirsi il proprio distino. Chi rinuncia al nome proprio, come fanno le lumache, rinuncia perfino alla propria identità, alla propria unicità, e perde l’occasione di rendere la propria vita un valore unico e irripetibile.
Certo, il cammino di chi sceglie di essere libero da schemi e preconcetti è irto di ostacoli. A volte sono gli altri a demotivarci, a farci sentire incapaci, non all’altezza, non in grado. Altre volte siamo noi a auto-boicottarci. In ogni caso, chiunque insegua aspirazioni e desideri si trova di fronte a difficoltà grosse come macigni e spesso gli tocca scendere a patti con le sue possibilità e fare i conti con l’impossibilità di veder realizzati sogni e progetti.
Allora perché lasciare la via vecchia per la nuova? Ce lo insegna Ribelle che rinuncia alla vita tranquilla da lumaca senza nome e senza scopo, passa attraverso delusioni e prove terribili ma alla fine del suo viaggio trova risposta alle sue domande e scopre qual è il senso della sua esistenza.
Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza è una denuncia l’individualismo e l’indifferenza dei nostri giorni che rendono ciechi verso i nostri bisogni e quelli degli altri, e che ci rendono sempre più chiusi e ostili. Allo stesso tempo, è un inno ad amare se stessi e il nostro prossimo, senza dimenticare la Natura che ci circonda.
Se saremo liberi e curiosi, alla fine del nostro viaggio, anche noi come Ribelle, potremo dire:
In questo viaggio che è iniziato quando ho voluto avere un nome ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del Dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi.
La scheda editoriale
- Titolo: Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza
- Autore: Luis Sepulveda
- Illustratrice: Simona Mulazzani
- Traduttrice: Ilide Carmignani
- Casa editrice: Guanda
- Età di lettura: da 9 anni
- Consiglio di lettura: a chi vuole a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio per conoscere cosa è la vera libertà.
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