Il trillo del diavolo è una short story di Carlo Lucarelli che deve il titolo a una sonata del compositore Giuseppe Tartini, conosciuta anche come Sonata 35 in sol minore.

Il motivo per cui Tartini aveva intitolato questa sonata Il trillo del diavolo sta in un sogno particolare che aveva fatto in una notte dell’anno 1713 (guardate i numeri che compongono la data: 17 e 13). 

Una notte sognai che avevo fatto un patto e che il diavolo era al mio servizio. Tutto mi riusciva secondo i miei desideri e le mie volontà erano sempre esaudite dal mio nuovo domestico. Immaginai di dargli il mio violino per vedere se fosse arrivato a suonarmi qualche bella aria, ma quale fu il mio stupore quando ascoltai una sonata così singolare e bella, eseguita con tanta superiorità e intelligenza che non potevo concepire nulla che le stesse al paragone. Provai tanta sorpresa, rapimento e piacere, che mi si mozzò il respiro. Fui svegliato da questa violenta sensazione e presi all’istante il mio violino, nella speranza di ritrovare una parte della musica che avevo appena ascoltato, ma invano. Il brano che composi è, in verità, il migliore che abbia mai scritto, ma è talmente al di sotto di quello che m’aveva così emozionato che avrei spaccato in due il mio violino e abbandonato per sempre la musica se mi fosse stato possibile privarmi delle gioie che mi procurava.

Nel racconto di Lucarelli non c’è niente di demoniaco: la storia è ambientata nel 1939, molto tempo dopo il 1713 e le vicende si svolgono in vari paesi d’Europa.

Anche in questo caso, guardate la data 1939: siamo proprio sicuri che in quell’anno non assistettero a una manifestazione del demonio?

Il riassunto

Agosto 1939. Vittorio è un diciassettenne di padre italiano e madre polacca, brillantemente diplomato in violino al Conservatorio Internazionale di Trieste.

Insieme a lui si sono diplomati anche i suoi due più cari amici: Hana, una ragazza ebrea che è purtroppo dovuta emigrare in Svizzera a causa della promulgazione delle leggi razziali, e Reinhardt, un ragazzo tedesco rientrato in famiglia a Friburgo.

Vittorio trascorre gli ultimi giorni del mese a preparare il concerto che dovrà tenere a Parigi nel mese di settembre. Pezzo forte della sua performance sarà Il trillo del diavolo di Giuseppe Tartini e Vittorio vorrebbe eseguirlo al meglio delle sue capacità.

Il fatto è che in un punto dello spartito le cose non vanno come dovrebbero; nonostante provi e riprovi il passaggio, non è mai soddisfatto della prestazione.

Studiando la partitura, Vittorio si accorge che il problema non sta nella sua esecuzione, ma nello spartito che contiene ben tre note – tre la – che non si ritrovano assolutamente nello spartito originale. Come può essere?

La spia polacca

La spiegazione gliela fornisce quella sera stessa uno sconosciuto che incrocia per caso per le strade di Trieste. Il tipo, che dice di essere un polacco amico di sua madre, rivela a Viktor – come lo chiama lui – che i tre la in questione sono tre pagine fotografate, miniaturizzate e inserite all’interno dello spartito come micropunti. Le micro-foto contengono le prove che Adolf Hitler ha un piano per invadere la Polonia.

Prima di essere aggredita e uccisa, la spia polacca chiede a Vittorio di portare lo spartito con sé a Parigi e di consegnarlo alle persone che lo avvicineranno.

Una missione pericolosa

Vittorio è riluttante, non sa che pesci prendere, né come comportarsi. Le cose, come spesso accade, si mettono in moto da sole. Salito sul treno per Parigi, Vittorio è inseguito dalla polizia di frontiera. Per liberarsi degli inseguitori, cambia treno al volo e si ritrova su un treno merci diretto a Friburgo.

Giunto in città, spera di trovare aiuto in Reinhardt che, però, nel frattempo ha aderito alla Gioventù Hitleriana. Tempo di capire cosa è successo e Reinhardt avvisa la polizia tedesca dei piani di Vittorio.

Vittorio scappa ancora e dopo una fuga rocambolesca a bordo di un sidecar raggiunge il lago di Costanza, dove abita Hana con la sua famiglia. La sosta è breve, perché Reinhardt, da tempo sulle sue tracce, gli piomba addosso con la ferocia alimentata dal fanatismo e dall’antisemitismo.

Dopo scazzottata modello Far West, Vittorio riesce a ripartire, questa volta in aereo, e raggiunge Parigi, in tempo per tenere il concerto ma troppo tardi per sventare l’invasione della Polonia, avvenuta poche ore prima.

La mia recensione

Il trillo del diavolo è un romanzo breve ad alta tensione. I canoni del thriller ci sono tutti: il protagonista positivo, l’aiutante, il malefico antagonista, un oggetto conteso, e una serie di inciampi, disavventure, ostacoli che tengono alta l’attenzione e la tensione nei lettori.

Se volete leggere questo racconto potete rivolgervi a una qualsiasi biblioteca di pubblica lettura. In alternativa, potete comprarlo: in origine faceva parte della collana I corti della Mondadori (se vi interessa questa edizione forse trovate ancora qualche copia sui siti che trattano remainders); ora è stato ristampato dalla EL nella collana Frontiere.

Se volete, invece, sentire Il trillo del diavolo eseguito dal violino di Uto Ughi, vi posto il video.