Dancing Carl di Gary Paulsen ha un unico difetto: l’immagine di copertina. Guardate, ve lo dico col cuore in mano, non fatevi scoraggiare dalla copertina, decisamente poco appealing, ma leggete questo libro perché va giù liscio liscio, come un bicchiere di acqua. Ghiacciata, in questo caso.

La storia che racconta è più o meno questa.

Marsh e Willy vivono a McKinley, una cittadina di 1200 abitanti del Minnesota in cui non succede mai niente. Nonostante ciò, i due amici hanno sempre qualcosa da fare. D’estate vanno a pesca, leggono, chiacchierano; d’inverno la loro vita ruota attorno alle piste ghiacciate, in cui giocano hockey e pattinano al ritmo di valzer e polke che escono da un giradischi gracchiante.

Nell’inverno dei loro 12 anni, a gestire le piste è Carl Wenstrom, un alcolizzato che vive nel capanno adiacente alle piste, dorme su una brandina e indossa un unico indumento: un giubbotto da aviatore malconcio, sporco e unto.

Chi è Carl? In paese le voci si susseguono. E’ un vecchio malato in difficoltà. No, è un ubriacone. E’ un ladro, un ex-detenuto. No, è un veterano della Seconda Guerra Mondiale. Ha abbandonato moglie e figli piccoli. No, è sempre stato solo. No, la sua famiglia è morta in un tragico incendio.

Marsh e Willy non riescono a rimettere al loro posto tutti i tasselli della vita di Carl, ma poco importa. A loro basta quello che vedono. Carl è una vera autorità nel campo delle piste ghiacciate, è gentile con le bambine e le signore, tiene i bulli alla larga, è delicato e tenero coi bambini piccoli. Poi c’è quella strana danza che fa, bella e inquietante da guardare, con le braccia spalancate in avvitamento su se stesso.

A quel tempo non sapevo un accidente, e nemmeno avevo visto Carl far succedere tutto là dove non era mai successo niente. A quel tempo non sapevo ancora che Carl era il re delle piste e forse molto di più.

Quasi per caso, Marsh e Willy scoprono il terribile segreto di Carl: è l’unico superstite di un disastro aereo avvenuto durante un’operazione bellica e la danza che fa è la rappresentazione di quell’incidente.

Questo terribile vissuto ha segnato la mente di Carl, lo ha portato ad attaccarsi alla bottiglia e minaccia di distruggerlo definitivamente.

Eppure durante quell’inverno accade un piccolo miracolo: in paese arriva Helen e la danza di Carl diventa l’espressione fragile di un sentimento d’amore, che – si sa – è la più potente tra tutte le medicine dell’anima. 

Così Marsh e Willy poco a poco scoprono cos’è l’amore, quello vero, puro, totalizzante. E lo imparano dal maestro più improbabile.

La copertina dell’edizione originale è orribile, ma considerate che eravamo alla fine degli anni ’80 e che ha comunque qualcosa di buono: ci mostra Carl Wenstrom proprio così come Paulsen lo descrive, con il giubbotto da aviatore, i capelli brizzolati portati all’indietro e i pantaloni cargo. Poi ci sono il ghiaccio, la rosa rossa e Marsh e Willy in secondo piano. Insomma, benché brutta, è una copertina che anticipa visivamente i contenuti che i lettori troveranno nel testo.

Vi propongo un’altra copertina, decisamente più appealing, in cui sono ritratte le ali di un aereo da guerra, forse il bombardiere B-17, la Flying Fortress dell’incidente.

Non trovo in rete immagini della copertina dell’edizione italiana. Se riesco a trovarne una copia intonsa, ve la scansiono volentieri.

Se volete leggere questo libro, lo trovate sugli scaffali di molte biblioteche di pubblica lettura. Se volete comprarlo, lo trovate forse sui siti che trattano remainders. Era edito dalla Mondadori nella collana Short.