Nei cataloghi di libri per ragazzi non sono mai mancate le inclusioni di romanzi di “scrittori per adulti” che si sono misurati col target. Spesso si è trattato di libri di lunghezza improponibile per il pubblico di riferimento.

A cavallo tra il 1997-1998 e il 2002 la casa editrice EL ha rimediato a questa mancanza pubblicando una serie di short stories nella collana “I corti”.

Non sono ancora riuscita a capire quanti titoli ne hanno fatto parte e ormai forse non ha nemmeno senso, perché sono quasi tutti fuori commercio. Ho visto che alcuni sono ancora reperibili nelle biblioteche pubbliche. Altri sono stati ripubblicati nella collana “Frontiere” sempre di EL.

Tra gli autori ancora proposti c’è Simona Vinci, una scrittrice che parla agli adolescenti in modo duro e diretto, senza tanti giri di parole. proprio come piace a me.

Il riassunto

La protagonista di Corri Matilda ha 16 anni, qualche avversione alimentare e una passione insana per la Seven Up. Come molti adolescenti e non, ha qualche problema di autostima e per farseli passare inizia a praticare la kick boxing. In cuor suo sogna di diventare una campionessa, o almeno tosta come il suo idolo.

Il suo allenatore stenta a farle capire che nella vita non contano le apparenze, ma quello che si è veramente e che si sceglie di fare, eppure Matilda sembra non comprenderlo. Almeno fino al pomeriggio in cui, in palestra, capta una conversazione che proviene dalle docce dello spogliatoio dei maschi.

Tre skin si stanno dando appuntamento per un pestaggio. L’obiettivo della spedizione è la famiglia di uno spacciatore tunisino. Che fare? Fare finta di niente? Oppure salvare un piccolo dalla violenza (e dalla stupidità) dei ragazzi? 

Matilda decide di non guardare dall’altra parte e così cominciano i guai. Così una sedicenne incazzosa e un bambino dagli occhi grandi e spauriti si ritrovano in sella a uno scooter, avvinghiati l’uno all’altro, loro che fino a qualche ora prima nemmeno si conoscevano.

Sullo sfondo una notte bolognese, che sa di umido e di paura.  E un’alba che sa di vittoria. Sulle ingiustizie. E anche sulle proprie paure.

Un racconto di 55 pagine che sembra la sceneggiatura di una puntata dell’ispettore Coliandro. Scrittura filmica, ritmo veloce. Personaggi caratterizzati con l’accetta. Finale scontato. Ma è anche vero che nello spazio di 55 pagine di più non si poteva proprio fare.