Gary Paulsen è un autore di cui vorrei venissero ristampati tutti i libri, perché le storie che racconta sono straordinarie, come un’avventura straordinaria è stata la sua vita.

Nel corso dei suoi settant’anni, Paulsen ha vissuto tantissime vite. E’ stato povero e ricco; agricoltore, boscaiolo, mendicante, cacciatore, scrittore, pescatore, allevatore; ha viaggiato in tutte le latitudini e longitudini del globo; per moltissimo tempo ha abitato in Alaska, poi ha comprato una barca a vela per vivere sul Pacifico, infine è andato a vivere tra le nevi e i boschi del Minnesota. In definitiva, è sempre stato allergico alla città.

Cosa ha in comune con me? Nulla, a parte il fatto che entrambi amiamo gli animali, i cani in particolare.

In realtà, credo che Paulsen abbia ben più che amato i suoi cani. Penso che per anni abbia vissuto in simbiosi con loro, abbia voluto far parte di un branco, abbia voluto provare a vivere la vita randagia e quella domestica.

Più che di un amore, si è trattato di una passione totalizzante, che lo ha spinto perfino a partecipare a due edizioni della Iditarod Trail Sled Dog in condizioni quanto meno difficili: ultracinquantenne, impreparato, squattrinato, indebitato.

Ha fatto bene? Ha fatto male? E’ un matto? Non lo so. Leggenda vuole che durante le pause tra una tappa e l’altra abbia scritto i racconti che sono stati poi raccolti nei suoi libri.

Il riassunto

I cani della mia vita è la galleria di ritratti dei cani che Paulsen ha amato di più. Il riassunto di un libro di 80 pagine non ve lo faccio, però vi dico che questi cani erano uno più speciale dell’altro.

Da Snowball, il cucciolo che gli faceva da baby-sitter quando era bambino nelle Filippine, ad Ike, il labrador nero che diventò il suo compagno di caccia. Da Dirk, il compagno degli anni vissuti in strada, a Rex, il cane contadino. Da Caesar, il gran danese che adorava gli hot-dog e travolgeva qualsiasi cosa trovava sulla sua strada tranne i bambini, a Fred, il cane-elettricista che dichiarò guerra alla recinzione elettrificata. Da  Quincy, che sfidò un orso pur essendo alto solo 18 centimetri, a  Josh, il border collie più intelligente al mondo. Fino a Cookie, il capo-muta che gli salvò la vita quando scivolò nel ghiaccio e al quale il libro è dedicato.

Mi è piaciuto perché

Ne I cani della mia vita si sente il respiro dell’America selvaggia, libera, dell’America in cui tutto è possibile, anche vivere una vita-da-cani ed essere felici.

Leggete questa short story, davvero. Capitolo dopo capitolo scoprirete i pregi, le manie, i tic, il carattere di ognuno di questi cani, tanto che arrivati all’ultima pagina faticherete a considerarli soltanto animali.

I cani della mia vita è edito da Mondadori nella collana Short. L’ultima ristampa risale al 2003. Se non lo trovate in commercio, potete rivolgervi alla vostra biblioteca preferita e chiederlo in prestito.