Terminata la lettura dei libri che dovevo leggere per preparare i tornei con le scuole, posso dedicarmi ai libri consigliati da amiche e amici. Tra questi, il primo è stato L’estate in cui conobbi il Che di Luigi Garlando, edito nel 2015 da Rizzoli nella collana Ragazzi, un romanzo che avvicina i ragazzi alla figura di Ernesto Che Guevara, soffermandosi su alcuni aspetti della sua vicenda umana, storica e politica.

Di Garlando ho letto tante cose: alcune mi sono piaciute moltissimo, altre un po’ meno. Questo libro fa parte del primo gruppo, perché nella storia entrano molte vicende secondarie – la crisi economica italiana, la situazione familiare del protagonista, la malattia del nonno, la situazione economica del padre del protagonista – che arricchiscono la trama e mostrano ai giovani lettori che ognuno di noi può essere rivoluzionario nel proprio quotidiano.

Non bisogna per forza partire per mete lontane; anche qui in Italia tante persone subiscono violenze e soprusi. Ognuno di noi può sentire sulla propria pelle gli schiaffi presi dagli altri e combatterli a colpi di… istruzione!

Il riassunto

È l’estate del 2014. I Mondiali di calcio stanno per cominciare proprio nei giorni in cui Cesare festeggia i sui 12 anni. Nella villa in cui vive con il padre, amministratore delegato di un’azienda di arredamento, la madre, medico chirurgo, e la sorella Regi, studentessa e fashion blogger, tutto è pronto per una festa indimenticabile.

Diego, il tuttofare del babbo, ha rasato il prato, pulito la piscina, montato un calcio-balilla umano, comprato le magliette per le varie squadre.  il buffet è stato allestito. La governante colombiana Camila e sua figlia Blanca hanno preparato un buffet fantastico.

Peccato che solo pochi tra gli invitati si presentano alla festa. Cosa sta succedendo? Cesare non si fa troppe domande, Regi invece è su tutte le furie. La cosa che dispiace di più a Cesare è l’assenza del nonno, a cui suo papà non parla da anni. Per lui il nonno è un punto di riferimento, la colonna della famiglia, solido come la scrivania/astronave che gli ha regalato e che ha fatto con le proprie mani, perché lui è “il più abile poeta del legno apparso sulla terra, dopo San Giuseppe.”

Dopo che la mamma è partita in macchina per andare a cercarlo e non ha ancora fatto ritorno, Cesare ha un brutto presentimento, così monta sulla sua bicicletta e corre a cercarlo a casa. Arriva appena in tempo per vederlo disteso su una lettiga, soccorso dagli operatori dell’ambulanza. Prima che venga portato in ospedale, Cesare nota il suo tatuaggio che spunta dalla canottiera e che ritrae un uomo con la barba che sembra Gesù. Possibile?

Durante la prima visita nella clinica privata in cui è ricoverato, Cesare scopre che il tatuaggio del nonno rappresenta un tale Ernesto Che Guevara. Nelle visite successive, tra flebo e cateteri, sedie a rotelle, fughe dalla sorvegliante, passeggiate in giardino e perfino una gita in barca, il nonno gli racconta dell’infanzia di Ernesto in Argentina, del giro in motocicletta negli stati del Sudamerica, dei suoi studi in medicina e dell’apprendistato in ospedale. Situazioni, vicende, avventure che gli hanno permesso di toccare con mano le penose condizioni dei minatori cileni sfruttati dalle compagnie inglesi, il razzismo e il maltrattamento subito dagli indigeni peruviani, le umiliazioni quotidiane degli esiliati politici, la violenza delle dittature. Cesare segue Guevara fino alla decisione di andare a lottare per un popolo sconosciuto, quello cubano.

Fidel ha provato a ribellarsi al dittatore che governa Cuba e che se la intende con i ricchi stranieri, ma è stato arrestato e cacciato dall’isola. ora vuole tornarci per fare la rivoluzione. Il Che decide: «Vengo anch’io».

«Ma lui non è cubano.»

«Cosa c’entra? Le ingiustizie mica hanno il passaporto. Non dimenticare le guance, Cesare.»

«Il Che sente gli schiaffi che prendono i cubani.»

Il racconto del nonno continua con la narrazione della rivoluzione cubana e l’utopia di Ernesto.

Ernesto, che deve respingere continui attacchi d’asma, arriva a sera distrutto con le ossa rotte. Prima di addormentarsi, legge i suoi inseparabili libri, gioca a scacchi e parla con Fidel di un sogno comune: liberare tutto il Sudamerica dalle ingiustizie e farne una nazione sola, libera e forte. È qui che, per scherzo, cominciano a chiamarlo il Che.

La storia a puntate del Che si intreccia, intanto, con le vicende della CaMerate, il mobilificio appartenente alla famiglia di Cesare da tre generazioni, e che ora per via della crisi rischia di chiudere i battenti. Il babbo ha infatti contattato un ricco uomo d’affari cinese, il signor Liao Pen, che intende rilevare il marchio, ma non l’azienda, e trasferire tutta la produzione a Shangai. Tutti gli operai quindi verranno licenziati e per protesta organizzano un presidio permanente della fabbrica. A capo degli operai in sciopero c’è Fausto, il figlio di Diego.

Cesare racconta tutta la storia al nonno.

Perdere il lavoro è brutto come perdere la salute, Cesare. Ti senti una cosa inutile, un mobile rotto buttato in soffitta. Devi chiedere dei sacrifici alla tua famiglia quando invece vorresti regalarle il meglio che c’è al mondo.

Ripensai immediatamente alle parole del nonno, alla gente che perde il lavoro e si sente come un comodino rotto sbattuto in soffitta, preoccupata di non poter aiutare la propria famiglia. È brutto non ricevere un regalo, ma è molto più brutto aver voglia di farlo e non poterlo fare.

Intanto la storia del Che prosegue con la rivoluzione cubana, l’incontro con Aleida, la nascita dei quattro figli, la riforma agraria e scolastica fatta dal governo dei barbudos.

«Ma cosa c’entra la scuola con la rivoluzione?»

«Cesare, la rivoluzione si fa con le idee, non con i fucili. Se hai una catena ai piedi puoi spezzarla e liberarti, ma se ti tengono nell’ignoranza non ti liberi mai. Ti fanno credere quello che vogliono, ti abituano a non pensare più e alla fine accetti anche le ingiustizie. La dittatura agisce così. Per questo il che insegna a leggere e a scrivere. Il suo motto: più libri, più liberi.»

Mi è piaciuto perché…

Lascio a voi di leggere il finale. Vi dico solo che la coscienza civile e politica di Cesare crescerà grazie al rapporto col nonno, al racconto delle imprese di Che Guevara, alle vicende degli operai in lotta e all’amore per Blanca. Alla fine riuscirà a compiere delle scelte che avranno un impatto positivo non solo sulla sua vita, ma anche su quella degli altri.

Il libro ha visto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2017 nella categoria +11.

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