Ieri sera ho finito uno di quei libri che quando giri l’ultima pagina, lo chiudi e lo appoggi sul comodino, ti ritrovi col sorriso stampato sulle labbra. Allora ti fermi a riflettere su cosa ti sia piaciuto tanto e ti meravigli. Perché la storia che Marie-Aude Murail racconta in La figlia del dottor Baudoin, in realtà, è drammatica: una diciassettenne incinta di un ragazzo che in realtà non ama deve scegliere se interrompere o proseguire la gravidanza.

Cosa c’è di divertente in un libro che tratta un tema così serio e impegnativo? Il ritratto strampalato di una famiglia sgangherata, ma solo apparentemente, slegata e lo stile con cui è scritta la storia: leggero e ironico, pur senza sfociare nei luoghi comuni e nella banalità o, ancora peggio, nei pregiudizi.

Il riassunto

Violaine ha 17 anni e un groppo in gola: è incinta. Non ama Dominique, il ragazzo con cui è stata. Anzi, a dire il vero, lo detesta, tanto che non vuole più né vederlo né sentirlo e non riesce nemmeno a pronunciare il suo nome. Lo chiama Dome, Dom, D forse sperando che non pronunciando il suo nome presto sparisca dalla sua vita, portandosi dietro il risultato della loro sventatezza.

Non vuole confidarsi col padre, l’affascinante dottor Jean Baudoin, proprietario di un poliambulatorio sito in un quartiere facoltoso, in piena crisi di mezza età, che non sopporta niente e nessuno: i pazienti, i figli, la segretaria, il collega. Non vuole mettere in mezzo nemmeno la madre Stéphanie, proprietaria di un laboratorio di analisi cliniche a cui il marito manda i pazienti. E non può certo parlarne coi fratelli, il quindicenne Paul-Louis, tutto liceo e party esclusivi, e la piccola Cerise, di appena otto anni, appassionata di giochi online.

Superato lo choc del test di gravidanza positivo, asciugate le lacrime e trovato il coraggio di confidarsi con la sua migliore amica, Adelaide, Violaine decide di interrompere la gravidanza ed inizia un pellegrinaggio che la porta, per uno strano gioco di coincidenze, ad essere assistita dal socio di suo padre, il dottor Vianney Chasseloup, medico alle prime armi, con gli occhi dolci e il viso lungo da asino, pieno di ideali e buoni propositi.

Nonostante il suo capo lo consideri lento e mediocre, Vianney cura tutti i pazienti che Baudoin scarta – anziani, poveri, disperati – e, finito il lavoro, trova anche il tempo di fare volontariato nel Consultorio Familiare di quartiere, dove tra assistenti affettuose, infermiere bacchettone e varia umanità alle prese con gravidanze indesiderate, tumori, gravidanze inattese, maternità tardive, arriva pure Violaine.

Che fare, si chiede Vianney? Confessare tutto all’iracondo dottor Baudoin, di cui è succube, o tenere fede al giuramento di Ippocrate e al segreto professionale, a rischio di perdere il lavoro?

Vianney butta il cuore oltre l’ostacolo e aiuta Violaine a percorrere fino in fondo un percorso lastricato di pianti, vomito, decisioni, ripensamenti, paura e solitudine. Ma il timido, arruffato, sgangherato Chasseloup fa di più. Ricompone  una famiglia solo apparentemente slegata. Salva la vita del dottor Baudoin – non prima di avergli procurato un infarto – e riesce a fare tornare il sorriso e la voglia di vivere a Violaine.

Alla fine, anche il suo più acerrimo detrattore si ricrede e gli concede la possibilità di dimostrare quanto vale come medico. E come nuovo fidanzato della figlia.

Mi è piaciuto perché…

Uscito in Francia nel lontano 2006 e stampato lingua italiana solo nel 2017 dalla casa editrice Camelozampa, La figlia del dottor Baudoin ha solo pregi: i personaggi sono tratteggiati in modo vivido, i dialoghi sono realistici e per nulla affettati, la prosa scorre velocemente, adatta a lettori di ogni età. L’edizione ha una bella veste grafica e la grandezza del font tipografico non affatica la vista. Insomma, è un libro che consiglio per davvero a chi ha più di 14 anni.

La figlia del dottor Baudoin di Marie-Aude Murail è stato libro del giorno a Fahrenheit Rai Radio 3: se vuoi, ascolta il podcast con l’intervista alla traduttrice Sara Saorin!