La mia estate Indaco è il romanzo di formazione di Marco Magnone uscito dopo la saga fantasy-distopica Berlin. Archiviati gli scenari post-apocalittici di una immaginaria Berlino anni Settanta, in questo nuovo romanzo lo scrittore cambia completamente registro e racconta una storia realistica, intima e quotidiana: quella di due ragazzi comuni, con le loro malinconie, la rabbia, le frustrazioni, le illusioni e le disillusioni, alle prese con il primo amore durante un’estate che segna il passaggio dall’infanzia alla maturità.
L’ambientazione, i personaggi e la vicenda sono “normali” eppure ci sorprendono. Perché l’adolescenza è una stagione irripetibile ed eccezionale della vita. È un’età faticosissima, segnata da ostacoli grandi e piccoli, cadute e sconfitte, dall’incapacità di accettare le mezze misure, dalla sensazione di sapere poco o nulla di se stessi e di non avere un posto nel mondo. Ma è anche il tempo delle grandi scoperte, delle opportunità, delle scelte e delle relazioni che contribuiscono a definire chi si è davvero e chi si potrebbe diventare.
È ciò che accade a Viola, reduce da un “giorno in cui ha toccato il fondo” e da tanto altro – un trasloco in una città nuova, la malattia del nonno e la prospettiva di un’estate grigia – che per puro caso incontra Indaco. E da quel giorno tutto cambia.
Una storia ambientata nell’Italia di periferia di oggi, che parla di due ragazzi in cerca di qualcosa che troveranno solo incontrandosi, mescolandosi, proprio come i colori indaco e viola. Un racconto in cui possono riconoscersi gli adolescenti, ma anche noi adulti che ancora ci ricordiamo delle estati della nostra adolescenza, trascorse tra biciclette e motorini, giornate a zonzo con gli amici e serate alle feste di paese.
Pronti allo spoiler?
Riassunto e recensione di “Un’estate Indaco”
Viola ha 14 anni ed è sopravvissuta a un periodo in cui sono successe molte cose, molte delle quali si sono trascinate dal Giorno In Cui Ha Toccato Il Fondo. Le scritte alla lavagna e sul banco, le risate di scherno dei compagni, le prese in giro di quelli che credeva amici l’hanno delusa profondamente. Il trasloco da Torino in un paese di provincia a causa del lavoro del padre, il fatto di dover abbandonare la cameretta, la sua confort zone, e di salutare gli zii l’hanno ulteriormente segnata. Paura, insicurezza, rabbia sono emozioni che l’accompagnano per tutto il giorno. Solo la prospettiva di trascorrere l’estate in montagna con l’amica Charlie e l’adorato nonno le alleggeriscono il morale.
Pazienza perché, dietro l’angolo, c’era un’intera estate ad aspettarmi; e le quattro settimane in montagna insieme al nonno, nella roulotte che affittava da prima che nascessi in un campeggio della Valle d’Aosta, era la vita come avrei voluto fare sempre. Lo spazio e il tempo dove potermi sentire libera. La possibilità di respirare, finalmente lontano dalle prese in giro a scuola e dalle apprensioni dei miei, disposti a fare un sacco di cose per la loro bambina, tranne lasciarmi in pace. Era la fiducia senza bisogno di parole del nonno. La gioia di ritrovare Charlie e gli altri vecchi amici. La curiosità di scoprire i nuovi. Le giornate passate a esplorare i boschi sopra il campeggio, a giocare a pallavolo nella piazzetta del paese vicino, o a ping-pong dietro al bar. Le sere nel pratone dietro la chiesa a contare le stelle cadenti.
L’estate per me era tutto questo.
E invece.
L’estate della terza media, però, si profila come la peggiore della sua vita. Il nonno, a cui è legatissima, viene ricoverato in seguito a un’ischemia cerebrale. Addio Valle d’Aosta, montagna, campeggio, giornate con l’amica del cuore. Ma ciò che è peggio, è che in seguito all’ischemia il nonno ha grandi difficoltà a parlare, a muoversi e a ricordare e non è più possibile far proprio nulla insieme. I grandi sembrano non volerle dire la verità sullo stato di salute del nonno e su quanto gli resta da vivere, forse per non farla soffrire ancora, forse perché la ritengono troppo piccola per capire la situazione. E questi silenzi non fanno altro che imbestialirla ancora di più.
Insomma, niente sembra poter risollevare Viola dopo il giorno in cui ha toccato il fondo.
Un pomeriggio, durante uno dei suoi giri solitari alla scoperta di nuovi spazi e in fuga dalle sue ansie, Viola incontra un gruppo di ragazzi – Cate, Sofi, Mirko, Chiacchiera, Bomba – che giocano a pallavolo e la invitano a unirsi a loro. Del gruppo fa parte Indaco.
«Come ti chiami?»
«Viola»
«Viola?»
«Che c’è di strano?»
«Viola» ripete lentamente una, due, tre volte, come per assaggiarne meglio il suono.
«Nulla» fa dando gas per far salire di giri il motore. «È che io… io sono Indaco» aggiunge mentre riparte a razzo.
Viola l’ha già visto tempo prima, mentre era in macchina con suo padre e un ragazzo in motorino ha tagliato loro la strada.
La prima impressione è totalmente negativa: Indaco le sembra ben più di un ragazzo ribelle e anticonformista, più di un ragazzo problematico, qualcosa in lui la fa arrabbiare, qualcos’altro l’attira a sé. Sarà che su di lui girano tante chiacchiere, sarà quel suo eterno andirivieni, quel suo esserci e il momento dopo sparire, saranno i suoi silenzi indecifrabili, la disperazione nel fondo dei suoi occhi, sarà quel suo modo speciale di esserci.
Nonostante il fatto che Indaco il ribelle, l’anticonformista, il matto sia spesso un mistero indecifrabile, Viola ci passa sempre più tempo insieme e giorno dopo giorno “vive la sua estate Indaco”, fatta di esplorazioni e scoperte sempre al limite, di emozioni forti, di sfide agli altri, ma soprattutto a se stessa.
Certo, molte esperienze sono al limite, altre pericolose, altre illegali: il furto al centro commerciale, la passeggiata sui binari, l’accesso alle strutture fatiscenti nello zoo abbandonato… Ma come si possono superare le proprie paure se non si corrono dei pericoli? Come si possono acquisire consapevolezza e fiducia nei propri mezzi, senza uscire dalla propria confort zone? Come si impara a relazionarsi con gli altri, se non ci si confronta con opinioni diverse dalle proprie e non si accetta il rischio di essere esposti a giudizi sciocchi e a volte infelici? Come si può essere accettata per quello che si è, se non si rischia la possibilità di un rifiuto?
E così, non saranno i genitori iper protettivi né il nonno malato a fare uscire Viola da suo guscio. Sarà un ragazzo sfidante – davvero fuori gli schemi ma con una dolcezza inaspettata – a farle scoprire che ciascuno di noi è unico e irripetibile e a spronarla ad affrontare le sue paure e la quotidianità.
E’ tutto loro quello che luccica, come recita una scritta sul muro del paese? Certo che no, anche Indaco la deluderà e Viola dovrà prenderne le distanze. Ma quando un anno dopo si rivedranno, sia Viola che Indaco si riscopriranno diversi. Maturati.
La citazione del cuore
Ecco se dovessi dare una definizione di libertà, direi che è esattamente questo. Lasciare andare, alla strada. Credere, nell’aria. In quello che sarà.
La scheda editoriale
- Titolo: “La mia estate Indaco”
- Autore: Marco Magnone
- Casa editrice: Mondadori
- Collana: Oscar Junior
- Età di lettura: da 12 anni
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Questo libro mi è piaciuto molto perchè tratta di argomenti importanti come l’amicizia.
Parla di come, con l’aiuto degli amici, si possano superare momenti difficili, paure e insicurezze, come quelle di Indaco.
Anche la protagonista è un esempio di come ci si rialzi dopo un evento come quello dove “ha toccato il fondo”.
Giorgia 3^ A
Io ho letto ” La mia estate indaco ” è un libro appassionante e attuale che consiglio a tutti i ragazzini e adulti di leggere. Affronta temi di attualità ed è molto toccante
Questo libro mi è piaciuto molto tanto che in alcune parti mi sono commossa. Mi è piaciuto perchè parla degli adolescenti e di come vivono diverse situazioni.
Camilla Mariotti 3G
Secondo me La mia estate indaco è un libro molto bello perché parla di emozioni vere e di situazioni in cui tanti ragazzi possono riconoscersi. La protagonista, Viola, all’inizio mi ha fatto provare tristezza perché si sente sola, confusa e lontana dalla sua vita di prima. È facile capire come si sente, soprattutto quando sembra che nessuno riesca davvero a comprenderla.
Durante l’estate però conosce nuove persone e soprattutto Indaco, e questo mi ha trasmesso speranza e curiosità, perché pian piano Viola cambia e diventa più sicura di sé. Mi è piaciuto vedere come l’amicizia possa aiutare una persona a superare i momenti difficili. In alcune parti ho provato anche emozione, perché la storia fa capire quanto sia complicato crescere e affrontare le proprie paure.
Il libro mi è piaciuto anche perché è scritto in modo semplice e scorrevole, quindi si legge facilmente senza annoiarsi. Secondo me il messaggio più importante è che, anche quando ci sentiamo persi o diversi dagli altri, possiamo trovare qualcuno che ci aiuti a stare meglio e a credere di più in noi stessi.
De Luca Antonio 3B
quesro libro è personalmente uno dei migliori che abbia mai letto perché mi ritrovo perfettamente nei personaggi e nella storia. La frase che mi ha colpito di più è quando Indaco dice “se non avessi fatto e detto quello che ho fatto e detto […], come sarebbero andate le cose?”. Il finale ha ampiamente soddisfatto le mie aspettative. altre scene che mi hanno colpito sono quando Viola torna in una piscina dopo il Giorno In Cui Toccò Il Fondo(ignota che era a casa di Indaco) e quando guardano i fuochi di Sant’Elena. Questo libro mi ha anche fatto imparare come delle esperienze e delle persone possano cambiarti del tutto. Voto 10/10 lo consiglierei a chiunque.