Amo la letteratura meticcia, e per questo non posso non adorare John Fante. Il libro migliore della sua produzione è questo 1933 un anno terribile, insieme ad Aspetta primavera Bandini. In rete, su Fante e i suoi libri, trovate di tutto e di più: dalla biografia alla bibliografia, dai panegirici alle citazioni di interi capitoli di suoi libri. Se volete sapere chi era, cosa ha scritto e se i suoi libri sono autobiografici o meno, vi rimando a Google: troverete qualcosa come 500 mila risultati.

A me interessa segnalarvi due cose.

La prima riguarda Torricella Peligna, il paese da cui emigrarono i genitori di Fante, che da qualche anno è meta del pellegrinaggio dei fantiani doc. Anche il registro Sandro Veronesi e il cantautore Vinicio Capossela ci sono stati e hanno intervistano gli ultimi lontani parenti di Fante. Ne è nata una puntata sgangherata e surreale di Magazzini Einstein che vi posto, perché è una chicca.

La seconda è che i libri di John Fante piacciono sia agli adolescenti che agli adulti nonostante sia considerati libri per ragazzi. Il fatto è che 1933, un anno terribile è un libro che mantiene molto più di quello che promette già nelle prime pagine. 

Il riassunto

E’ il 1933. In Colorado, USA, coesistono distinti e separati due mondi, due culture, due classi sociali. 

Da un lato, ci sono quelli come Dominic Molise, che avanza nella tempesta con la neve che gli turbina intorno “come un nugolo di suore.”

Vivevo a Roper, Colorado, e invecchiavo di ora in ora. Avrei compiuto diciotto anni di lí a sei mesi, e avrei preso la maturità. Ero alto un metro e sessantadue, e negli ultimi tre anni non ero cresciuto di un solo centimetro. Avevo le gambe arcuate, i piedi a papera, e le orecchie a sventola come quelle di Pinocchio.

Dalla stessa parte della barricata, suo padre, un muratore abruzzese spesso disoccupato, sempre donnaiolo; sua madre, una donna dimessa, anche lei figlia di immigrati italiani; e sua nonna, che passa le giornate a maledire gli Stati Uniti in dialetto stretto. 

Dall’altro lato, ci sono quelli come Ken Parrish, il migliore amico di Dominic; come i suoi genitori, così ricchi, così snob, così americani; e come Dorothy, naturalmente bella, naturalmente bionda, così pretty, nice e friendly, così disponibile.

In mezzo, come un ponte tibetano sospeso tra le due rive, c’è il Bracciodestinato-al-successo, tirato su a forza di allenamenti e tubetti di Balsamo Sloan. Grazie a lui, Dominic è convinto di poter diventare una stella del baseball, un lanciatore di razza, un giocatore imbattibile. Di diventare “Dom Molise, il più grande Mancino della Major League.” Se solo potesse raggiungere il ritiro dei Chicago Cubs a Catalina, in California, per fare un provino!

L’abbracciai e la baciai, e piansi per mio padre e per tutti i padri, e anche per i figli, perché eravamo vivi in quell’epoca, per me stesso perché sarei dovuto andare subito in California, e non avevo scelta, avrei dovuto farcela.

Peccato che il 1933 sia un anno terribile, con la Depressione che distribuisce miseria e disoccupazione a tutti, ma in particolare ai muratori italiani.

La mia recensione

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1933, un anno terribile è il racconto di un’adolescenza infelice in cerca di riscatto e di un sogno americano che s’infrange contro la dura legge della realtà.

Per Dominic il Braccio è il mezzo per uscire dalla miseria e dall’emarginazione. Attraverso il Braccio Dom potrebbe raggiungere la realizzazione professionale e una posizione economica invidiabile che, nell’immaginario americano, sono due fattori essenziali della felicità. Ma Dom non ha fatto i conti con qualcosa di più grande della sua volontà. Non ha considerato di essere nel 1933, l’anno della Grande Depressione. Così i sogni di Dominic svaniscono e il rumore della betoniera di calcestruzzo in sottofondo si fa sempre più forte.

La scheda editoriale

  • Titolo: “1933. Un anno terribile”
  • Autore: John Fante
  • Casa editrice: Einaudi
  • Età di lettura: dai 14 anni
  • Consigli di lettura: a chi ha sogni e li vuole realizzare costi quel che costi

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