Ci sono libri che vivono di vita propria e ce li troviamo così, perfetti fin dalla copertina e dal risguardo. Libri in cui tutto ha un senso, l’alternarsi di tavole a colori e in bianco e nero, l’alternarsi di parole e onomatopee, il ritmo.

Questi libri appaiono ogni tanto anche sugli scaffali delle librerie italiane. Peccato poi che vengano esauriti e non ristampati per anni. E che ci si ricordi di loro solo quando vengono inseriti in liste di prescrizione.

E’ il caso di A caccia dell’Orso – con la O maiuscola – l’albo illustrato di Michael Rosen e Helen Oxenbury, pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1989 e tradotto nel 2000 in italiano per Mondadori. Tornato in commercio solo nel 2013 (anno in cui vinse il Premio Andersen), nel 2015 finì nella lista delle 49 “favole gay” stilata dal Sindaco di Venezia in un’ordinanza che suscitò un gran polverone. E vabbè.

A caccia-dell-orso
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Il riassunto

E’ una bella giornata. Un giovane papà porta i quattro figli e il cane a caccia dell’Orso. Lo troviamo già fuori casa, preceduto dal maschio maggiore. Ha in spalla l’ultimo nato. Dietro di lui, le due figlie femmine e un cane a chiudere la fila.

La famiglia parte baldanzosa e nessuno dei componenti ha paura di andare a caccia di un Orso grande e grosso. Tutti sono probabilmente troppo concentrati a superare gli ostacoli che si frappongono nel cammino e che non possono essere scansati né passandoci sopra, né passandoci sotto. Bisogna per forza attraversarli.

E così, dopo aver attraversato un campo di erba frusciante (svish svush!), un fiume freddo e fondo (splash splosh!), una pozza di melma densa e limacciosa (squelch squalch!), un bosco buio e fitto (scric scroc!) e una tempesta di neve che fischia (fiuuuu huuuuuu!), alla fine la famiglia arriva a una grotta stretta e scura. Anche in questo caso, non si può passare sotto, non si può passare sopra. Bisogna per forza entrare (tip! tap!).

Ecco che un naso umido e lucente, due grandi orecchie pelose e due occhi sporgenti sbucano dal fondo della caverna. Ma è un Orso grande e grosso!

Inseguiti dall’Orso, i nostri eroi scappano fuori dalla caverna (tip! tap!), attraversano la tormenta (fiuuuu huuuuuu!), oltrepassano il bosco (scric scroc!), solcano la palude melmosa (squelch squalch!), guadano il fiume (splash splosh!), attraversano il campo di erba (svish svush!) e ritornano a casa, corrono su per le scale e si nascondono sotto il piumone.

Hanno imparato la lezione: mai più a caccia dell’Orso!

Arrivati alla fine, molti di loro si dispiacciono per Orso che, chiuso fuori di casa, se ne torna alla sua caverna, tutto solo, mesto e con le spalle curve.

La mia recensione

A caccia dell’Orso è un albo divertentissimo per grandi e piccini. A me piace leggerlo calcando sulle onomatopee che vi ho inserito nel testo, giocando sulle ripetizioni e mimando i movimenti e i gesti dei protagonisti. I bambini sono sempre entusiasti di partecipare all’animazione e si lasciano trascinare dal gioco.

Per ciò che concerne la parte contenutistica, credo che il messaggio di A caccia dell’Orso non abbia bisogno di mediazione: le famiglie riescono a superare gli ostacoli e ad andare avanti, solo se tutti si aiutano reciprocamente, si sostengono a vicenda, animati da spirito di affiatamento e solidarietà.

In realtà, non tutti identificano il gruppo con una famiglia: ad alcuni il papà sembra un adolescente, così come la ragazzina bionda una giovane madre. Forse questo ha fatto finire il libro nella lista dei libri messi all’indice dal Sindaco di Venezia.

Il mio consiglio è quello di leggerlo senza pregiudizi.

La scheda editoriale

  • Titolo: A caccia dell’Orso
  • Autori: Michael Rosen e Helen Oxenbury
  • Casa editrice: Mondadori
  • Età di lettura: dai 4 anni
  • Consigli di lettura: A chi vuole leggere una storia ritmata e musicale che spiega che le famiglie riescono a superare gli ostacoli e ad andare avanti solo con la collaborazione di tutti i membri

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