Anna ha nove anni e vuole a tutti costi un gattino in regalo. Non perché ami particolarmente gli animali, ma per non farsi rubare la scena dalla sua amica-nemica Rita Patanè, che ha adottato un tenero micetto divenuto in breve tempo la mascotte della scuola.

Per raggiungere il suo scopo Anna dà il tormento ai genitori, finché non riesce a farli capitolare. Salvo pentirsene amaramente dopo pochi giorni, quando scopre che avere a che fare con un gatto in carne e ossa non è per niente come se l’immaginava.

Ecco la storia di Anna e il gatto scritta da Paolo Platania e illustrata divinamente da Cristian Gaudioli Ruario.

Una storia semplice e profonda allo stesso tempo sul tema del complesso ma profondo legame tra animali e bambini.

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Il riassunto

Anna ha dieci anni e fantasia da vendere. Facciamo la sua conoscenza nel bel mezzo di un sontuoso banchetto di corte a cui ha invitato le sue bambole preferite: Ciccobello, Sbrodolina, la Barbie e il nuovissimo Furby che la zia le ha regalato. Mentre si gode il suo momento di celebrità, omaggiata da tutti i presenti, ecco che Rita Patanè, la figlia dei vicini di casa, fa irruzione nella sua cameretta. La vera felicità dura solo qualche fuggevole istante…

…così, mentre ancora una volta si complimentava con se stessa: «Siete davvero incantevole, principessa Anna», sentì un «Siete davvero cretina» dal tono nasale che non apparteneva né al Furby, né a una bambola ribelle.

Dal basso dei suoi 9 anni e mezzo Rita fa quello che le bambine pestifere fanno: snobba il Furby nuovo di zecca e mostra a Anna il gattino bianco che le hanno regalato i genitori, così piccolo e con il pelo così morbido che la pelliccia del Furby, a confronto, sembra quel che effettivamente è: uno scarto della lavorazione del petrolio!

Come se possedere un’assoluta novità non le bastasse, Rita porta il micetto a scuola per essere al centro dell’attenzione dei compagni e Anna questo proprio non lo manda giù! Perfino Marietto non va più a farle visita tanto spesso, perché preferisce andare a casa di Rita per giocare col cucciolo!

Quando è troppo è troppo! Anna sfianca i genitori, finché non strappa la promessa che avrà un gattino in regalo per il compleanno, a patto di prendersene cura in via esclusiva. E così il giorno del suo decimo compleanno Anna riceve in regalo una gattina bianca pezzata di nero con tanto di lettiera, sabbia e paletta per raccogliere la cacca.

Nell’arco di una sola notte Anna si rende conto che un animale non è un giocattolo, ma il peggio viene nei giorni seguenti quando Silvestra fa quello che tutti i cuccioli fanno: fa pipì e pipù dove capita, gioca a ore improponibili, graffia, soffia, perde palle di pelo e morde tutto ciò che gli capita a tiro. Furby compreso.

I giorni passano e la vita con Silvestra diventa sempre più complicata. La gattina non è cattiva e dimostra pure di avere affetto per Anna. Il fatto è che per una bambina di 10 anni prendersi cura di un cucciolo è troppo faticoso.

Anna arriva a desiderare che Silvestra scappi e non ritorni più, per riavere indietro la sua vita tranquilla, fatta di banchetti sontuosi con le bambole, partite al Nintendo, pomeriggi passati a bighellonare davanti alla tv.

Finché un giorno Silvestra sparisce davvero…

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La mia recensione

Anna e il gatto è una favola “per piccoli adulti e per bambini giganti”, come recita il sottotitolo, che parla di responsabilità in modo ironico e utilizzando con un linguaggio anticonvenzionale.

Paolo Platania – prima copywriter per televisione, stampa e radio e ora esperto di comunicazione digital – indaga il tema del rapporto fra i bambini e gli animali che è complicato ma più profondo di quello che immaginiamo.

Spesso i bambini ci chiedono di accogliere in casa un animale pensando di avere un nuovo giocattolo con cui divertirsi. Poi scoprono che una cosa è relazionarsi con un Furby, un’altra con un esserino in carne e ossa, che ha bisogno di cure e attenzioni. Per un bambino accudire un animale può essere frustrante, a volte anche scoraggiante. Ma una cosa è certa: il legame che s’instaura tra un cucciolo e il suo piccolo umano col tempo diventa qualcosa di profondissimo e di indissolubile.

Se ne accorgerà Anna quando Silvestra deciderà di andarsene a esplorare il mondo fuori dalla cameretta, lasciandola nella più cupa disperazione.

Bellissime le illustrazioni di Cristian Gaudioli Ruaro, che è pittore e tatuatore. La buona mano si vede.

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