I brutti ricordi ti inseguono senza bisogno di portarli con te. In questa frase è racchiuso tutto il senso della vicenda che Carlos Zafon Ruiz ci racconta ne Il principe della nebbia. 

Uscito nel 1993 col titolo originale di El príncipe de la niebla, questo mistery arrivò in Italia solo nel 2002, in seguito al successo travolgente di un altro libro di Zafon Ruiz, L’ombra del vento.

Qual è il brutto ricordo che insegue Victor Kray, Eva Gray e Richard Fleishmann e che venticinque anni dopo perseguita Roland? Questa è la domanda narratologica che ci cattura fin dalle primissime pagine e che ci spinge a divorare il romanzo, capitolo dopo capitolo, fino all’incontro con il Principe della Nebbia.

Una figura diabolica e ipnotica.

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Riassunto e recensione di “Il principe della nebbia”

Siamo nel 1943.

La Seconda Guerra Mondiale vede ormai schierati tutti contro tutti e allunga le sue mani anche sulle proprietà e gli affetti dell’orologiaio Maximilian Carver, che decide di trasferire moglie e figli in una piccola cittadina sulla costa atlantica per sfuggire ai bombardamenti.

Il villaggio che accoglie i Carver getta fin da subito Max, il primogenito, in uno stato di angoscia mista a curiosità. Solo lui, però, sembra accorgersi di ciò che non va. Le lancette dell’orologio della stazione vanno a ritroso, come in un conto alla rovescia. Un gatto dallo sguardo inquietante ed indagatore si infila in casa.

La casa stessa, isolata, in stato di semi-abbandono, ha alle spalle una storia triste e oscura: tanti anni prima il dottor Richard Fleishmann, il costruttore e precedente proprietario, non sopravvisse alla morte del figlio, Jacob, annegato sulla spiaggia e la signora Eva Gray, moglie e madre, sparì nel nulla.

E poi c’è quello strano giardino vicino a casa, ornato di statue terrificanti: un circo dell’orrore con al centro un pagliaccio dal sorriso demoniaco. Cosa rappresentano quelle statue? Cosa si nasconde dietro la vicenda dei Fleishmann? La morte di Jacob è collegata agli strani eventi che si susseguono sempre più rapidamente?

Max fa presto amicizia con un ragazzo del posto, Roland, nipote adottivo di Victor Kray, il guardiano del faro che troneggia sulla cittadina. Con l’aiuto di Roland e della sorella maggiore Alicia, Max scava in una storia che affonda le radici nel passato e lo porta a esplorare giardini di statue che si muovono, cimiteri, navi fantasma fino a trovarsi a tu per tu con l’inquietante Dottor Cain, il Principe della Nebbia, tornato dal mondo dei morti solo per riscuotere il pegno di una promessa fattagli 25 anni prima.

Quale promessa e quale pegno?

E’ Victor Kray che racconta ai ragazzi la storia terribile e funesta, partendo dall’inizio, cioè da quando lui e Richard si innamorarono di Eva e Richard si rivolse al Dottor Cain.

Figura ambigua e inquietante, Cain promise a Richard l’amore di Eva Gray, in cambio del sacrificio del loro primo figlio. Fleischmann accettò e fece di tutto per non avere figli. Solo dopo aver appreso della morte di Cain nel naufragio dell’Orpheus, diede alla luce Jacob. Fu allora che il Dottor Cain ritornò per riscuotere il suo pegno…

Il principe della nebbia è un mistery davvero ben scritto, in cui un clima di inquietudine serpeggia in ogni pagina e finisce per avvolgere il protagonista e il lettore. Il libro si legge tutto d’un fiato e ci spinge a chiederci ad ogni pagina dove finisce la realtà e dove inizia l’immaginazione, dove il reale lascia posto al soprannaturale.

La scheda editoriale

  • Titolo: “Il Principe della Nebbia”
  • Autore: Carlos Zafon Ruiz
  • Casa editrice: Mondadori
  • Età di lettura: dai 13 anni
  • Consiglio di lettura: per chi vuol leggere un mistery che tiene col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

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La citazione del cuore

Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, Max. Il tempo è il nostro tesoro. Eppure, passiamo la vita a sprecarlo come se ne avessimo in abbondanza. Non ci rendiamo conto che ogni momento che lasciamo scivolare via non tornerà mai più. E quando alla fine ci accorgiamo di quanto sia prezioso, è troppo tardi. Quindi, ricordati: non lasciare che la paura ti rubi il tempo, perché il tempo è tutto quello che hai.