Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti. Zygmunt Bauman, La società sotto assedio.

Nel maggio del 2018 Feltrinelli Comics ha portato in libreria Salvezza, un’opera di graphic journalism che affronta il tema dei salvataggi in mare dei migranti ed è nata da un’esperienza personale degli autori: Marco Rizzo di professione giornalista e scrittore e Lelio Bonaccorso, disegnatore e illustratore.

Esperienza diretta di cosa? Andiamo con ordine.

Il maggio del 2018 è stato un mese cruciale nella storia recente d’Italia. Il 31 si chiudeva il periodo delle politiche sui flussi migratori targate Minniti, ministro dell’Interno dell’ultimo governo di centrosinistra, e si apriva il periodo delle politiche-Salvini, iniziato dopo l’entrata in carica del governo targato M5S-Lega.

Nel periodo Minniti, secondo l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, gli sbarchi di migranti sulle coste italiane erano scesi a 117 al giorno. Questo numero si è ridotto ulteriormente durante il periodo Salvini, quando il governo ha dato avvio all’operazione #chiudiamoiporti e ha vietato alle navi delle ONG di attraccare nei porti italiani.

Qual è stato il reale prezzo in termini di vite umane di queste operazioni ce lo spiegano Marco e Lelio, che sulla nave di una ONG ci sono stati davvero e hanno partecipato attivamente a una missione di salvataggio in mare aperto.

Ecco il loro racconto.

acquarius sos mediterranee

10 novembre 2017: l’Aquarius di SOS Mediterranée – una delle più importanti organizzazioni non governative che si occupano di salvataggi in mare degli immigrati dalle coste del Nord-Africa – è pronta a salpare da Catania per una nuova missione di Save lives, protect people and testify, ovvero salvataggio dei migranti che affrontano il Mediterraneo su gommoni fatiscenti, protezione e testimonianza della loro sofferenza.

A bordo ci sono alcuni ospiti provenienti dal mondo dell’informazione, tra loro il giornalista e scrittore Marco Rizzo e il fumettista Lelio Bonaccorso.

Sull’Aquarius viaggia metaforicamente anche un uccellino, che coi suoi cinguettii spiega ai lettori che cos’è l’Aquarius, chi fa parte dell’equipaggio e qual è il senso delle sua presenza in mare.

L’Aquarius è una nave costruita nel 1977 per soccorrere i pescherecci in difficoltà nel Mare del Nord. Diventata obsoleta per questo scopo, è stata affittata dalla ONG SOS Mediterranée, che l’ha ridipinta di arancione – lo stesso colore dei giubbotti di salvataggio, che ispira sicurezza e salvezza in mare – e l’ha adibita a scopi umanitari.

A bordo dell’Aquarius ci sono circa 35 persone per ogni missione, che dura circa 3 settimane. Il marine crew comprende la ciurma ed è agli ordini del capitano: si occupa di muovere la nave. L’SOS team effettua i soccorsi e risponde direttamente a SOS Mediterranée. L’MSF Team include medici, infermieri e mediatori culturali e fa riferimento a Medici senza frontiere.

L’Aquarius opera nella SAR, cioè nella zona Search and Rescue, una fascia di mare aperto a circa 25 miglia dalle coste della Libia, che non risulta negli atti ufficiali delle organizzazioni internazionali ma in cui è estremamente probabile trovare imbarcazioni in difficoltà. In assenza di una centrale di controllo libica, è l’MRCC di Roma a coordinare i soccorsi in questo specchio d’acqua. In zona SAR si trovano Malta e Lampedusa.

Le politiche Minniti prevedevano vincoli per le ONG che operano nel Mediterraneo, ad esempio coordinarsi obbligatoriamente con l’MRCC di Roma, non entrare in acque libiche a recuperare naufraghi, non fare segnali luminosi verso la costa libica, rendere pubblici i finanziamenti e avere polizia armata a bordo. Proprio quest’ultima imposizione ha allontanato dal Mediterraneo alcune organizzazioni pacifiste come MOAS e Save the Children.

Al novembre 2017 solo SOS Mediterranée, Proactive Open Arms, Sea-Eye e Sea-Watch risultavano attive nel Mediterraneo con l’obiettivo di intercettare le barche e i gommoni salpati dalle coste della Libia che si trovano in difficoltà nella zona SAR.

Perché hanno scelto di operare proprio nello specchio d’acqua antistante la Libia è molto semplice.

I migranti spesso viaggiano in gruppi divisi per nazionalità. Partono dal Mali, dal Niger, dal Ciad, dal Sudan, dalla Siria e vengono subito presi in carico da reti criminali transnazionali. Alcuni attraversano l’Algeria e qui vengono smistati tra Marocco e Tunisia. La maggior parte confluisce verso la Libia, dove si attrezzano le traversate del Mediterraneo.

Anche in passato ci sono stati importanti flussi migratori, tanto che nell’ottica di bloccarli il governo italiano aveva stretto accordi con Mu’ammar Gheddafi.

L’uccisione del rais nel 2011 ha precipitato il paese in una guerra civile ancora irrisolta per la presenza di tre governi, 230 milizie diverse, 140 tribù e gruppi legati all’Isis. Le politiche di Minniti prevedevano accordi con almeno uno dei governi libici che si sono instaurati nel paese – quello di Fayez al-Sarraj – per trattenere i migranti in Libia, in attesa di trovare una soluzione congiunta in Europa. In realtà, pare che il ministero abbia tentato accordi anche con i governi di Khalifa al-Ghawil e del generale Khalifa Haftar ma che le trattative siano fallite per vari motivi, anche legati alla presenza di giacimenti di petrolio e gas.

'Salvezza', Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso raccontano il loro viaggio a bordo dell'Aquarius

Marco e Lelio prendono parte attiva a un recupero in mare e raccolgono le storie dei sopravvissuti che sono simili a quelle che leggiamo tutti i giorni sui giornali, sentiamo in televisione o alla radio e leggiamo sui social.

Purtroppo per ogni soccorso in mare andato bene, ci sono naufraghi che muoiono prima che arrivino i soccorsi e morti in mare di cui non si saprà mai nulla. Non ci sono dati certi che registrino le morti in mare, nelle prigioni libiche e nel deserto. Ci sono le stime fornite dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni che parlano di 30.000 persone morte tentando di attraversare il Mediterraneo dal 2003 a oggi.

Salvezza è un graphic novel complesso non solo per la tematica che affronta, ma anche dal punto di vista visivo.

Molti stili diversi convivono: uno per i frontespizi, uno per la narrazione, uno per i flashback e uno per le infografiche che danno informazioni, tabelle, mappe, schemi, schede. Se vogliamo cercare un minimo comune denominatore stilistico, credo sia possibile trovarlo nell’uso del colore arancione che ricorre nel piano della narrazione e nelle infografiche ogni qual volta si racconta il salvataggio in mare.

Oggi abbiamo tutti i mezzi per informarci su ciò che sta accadendo nel Mar Mediterraneo, ma spesso preferiamo nasconderci dietro “Io non lo sapevo” o voltarci dall’altra parte.

Salvezza – col suo impatto visivo e le sue storie drammatiche e coinvolgenti – contribuisce a diffondere conoscenza e consapevolezza.

Se volete leggere Salvezza, potete cercarlo sugli scaffali delle biblioteche di pubblica lettura oppure comperarlo in libreria o direttamente sul sito di Feltrinelli Comics.