“Il mistero del London Eye” è il primo libro di Shioban Dowd, sebbene sia stato pubblicato dopo Le rose di Shell, che nel 2006 fece incetta di premi in Gran Bretagna e in Francia.

In questo giallo la scrittrice inglese scomparsa nel 2007 si misura con la misteriosa sparizione di un adolescente e con tutto quello che essa porta con sé. Mentre gli adulti perdono un sacco di tempo rinfacciandosi colpe e responsabilità, Kat e Ted, i cugini coetanei del ragazzo sparito, aiutano la polizia nelle indagini e, nonostante nessuno faccia affidamento su di loro, scoprono la verità ben prima degli investigatori.

Il riassunto

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Ted e Kat sono fratelli e vivono a Londra, in una villetta con un minuscolo giardino. Il padre, il signor Spark, è esperto in demolizione di fabbricati abbandonati, e la madre è infermiera. La loro è una normalissima famiglia medio-borghese, che conduce una vita tranquilla e ordinata.

Ted, a dire il vero, è un tipo strano. Come lui stesso dice “ha un cervello in cui gira un sistema operativo diverso da quello delle altre persone” e che lo rende diverso dai coetanei.

Ad esempio ha l’impulso irrefrenabile di contare tutto, a partire dai cereali che mangia a colazione, e il bisogno di inquadrare con precisione le situazioni quotidiane. Adora la ripetitività e la prevedibilità, mentre le novità e gli imprevisti lo mettono in crisi. Quando è in imbarazzo o a disagio emette una specie di grugnito e muove la mano in modo compulsivo.

Va a scuola e non toglie mai la divisa scolastica eppure non ha amici. Detesta essere toccato. Non capisce le battute di spirito e le metafore, se prima qualcuno non gliele spiega. Sorride raramente, e solo per educazione.

Il fatto è che Ted non sa interpretare il linguaggio del corpo e alza delle barriere tra sé e gli altri. In compenso, ha la straordinaria capacità di memorizzare dati complessi. La sua passione sono le previsioni per i naviganti, che ascolta di notte alla radio, e da grande vorrebbe diventare un metereologo.

Le relazioni di Ted col mondo esterno sono difficili e mediate dai genitori e dalla sorella, che lo proteggono e gli vogliono bene, per quanto Ted sia un ragazzino per molti versi esasperante.

L’arrivo di uragano-Gloria

Durante le vacanze di maggio, a casa Spark arriva una lettera che annuncia la visita di Gloria, la zia materna, e di suo figlio Salim. Artista divorziata che vive nel Nord dell’Inghilterra, zia Gloria è soprannominata uragano-Gloria per la capacità di portare scompiglio e distruzione ovunque vada. Anche Salim, come Ted, è un diverso: figlio di padre mediorientale, è un sangue misto e ha la pelle color caramello.

Lei e Salim intendono restare a Londra per qualche giorno prima di trasferirsi a New York dove Gloria sta per aprire una nuova attività.

Kat e Ted non vedono il cugino da cinque anni e non sono per niente
contenti della visita. Nemmeno i signori Spark sono entusiasti, perché i rapporti con Gloria si sono interrotti da tempo. Eppure nessuno se la sente di declinare l’offerta e ben presto la famiglia si riunisce sotto lo stesso tetto.

Il London Eye

La domenica, Salim chiede di fare un giro sul London Eye, la gigantesca ruota panoramica di Londra che sorge sulla riva sinistra del Tamigi.

Mentre i ragazzi sono in coda per comprare i biglietti, un signore li avvicina e regala a Salim un biglietto, dicendo di soffrire di claustrofobia. Kat e Ted, felici di risparmiarsi il giro sull’attrazione, accompagnano il cugino sino alla capsula e lo aspettano all’arrivo. Ted registra che sono le 11.32 del 24 maggio, conta 21 passeggeri e non perde d’occhio la capsula. Dopo esattamente 30 minuti, tutti i 21 passeggeri scendono, ma Salim non è tra loro.

Da quel momento nessuno saprà più nulla di lui. 

La sparizione di Salim

La sparizione getta nell’angoscia zia Gloria e i genitori di Ted. A casa Spark arriva anche il padre di Salim, un famoso medico.

Costretti a chiamare la polizia e, in seguito, anche la stampa per fare un appello agli eventuali rapitori, i familiari vivono giorni di angoscia e di disperazione, senza avere mai notizie certe.

Gli investigatori stentano a credere alla versione che Ted e Kat danno dei fatti, perché ritengono impossibile che Salim si sia volatilizzato nel nulla. I ragazzi, allora, decidono di condurre delle indagini per per proprio conto.

Le indagini

Ted formula otto ipotesi, dalle più inverosimili alle probabili. Scartate le teorie più fantasiose, Kat decide di partire dalla ricerca del personaggio misterioso che ha ceduto il biglietto a Salim. La pista si rivela quella giusta.

Dopo una serie di fughe, travestimenti, bugie (ma dette a fin di bene), appostamenti, viaggi in metropolitana, pedinamenti nei padiglioni della fiera, Ted e Kat scoprono l’identità dello sconosciuto e riescono persino a parlargli.

Vengono così a sapere molte cose su Salim, di cui nemmeno Gloria era a conoscenza. Per esempio che Salim non aveva nessuna intenzione di partire per gli Stati Uniti, ma non voleva nemmeno rimanere in Inghilterra col padre. E che a scuola era bullizzato a causa del colore della sua pelle. E che aveva un migliore amico, anche lui un sangue misto, anche lui bersaglio dei bulli della scuola.

Scoprono anche come Salim è riuscito a scendere dalla capsula e a confondersi tra la folla senza essere riconosciuto.

Dov’è Salim?

Assodato che si è trattato di una fuga volontaria e non di un rapimento, non resta che da capire dove Salim si nasconde.

Ancora una volta è quel sistema operativo di Ted, così strano e originale, che riuscirà a scovare il nascondiglio di Salim, poche ore prima che si trasformi in una trappola mortale.

La mia recensione

“Il mistero del London Eye” si presta a vari piani di lettura.

La trama è certamente da libro giallo, che strizza l’occhio al mistery: c’è una sparizione che sembra eludere tutte le leggi della fisica e ci sono delle indagini che portano alla soluzione del caso. Nell’intreccio, però, entrano anche altre storie attraverso le quali Siobhan Dowd affronta temi importanti quali la diversità, la disabilità e la multicultura.

La diversità di Salim è quella di molti ragazzi di sangue misto. Salim non è del tutto inglese né del tutto indiano. Non frequenta il padre né la comunità indiana, ma anche i compagni inglesi lo emarginano e, per il colore della sua pelle, è bersaglio dei bulli. La sua diversità agli occhi dei compagni sta nel fatto di essere per metà straniero.

Ted, invece, è probabilmente affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che non viene mai nominata. Anche lui è emarginato dai coetanei per i suoi disturbi: il carattere solitario, la goffaggine nei movimenti, la difficoltà a comunicare e a relazionarsi con gli altri, i tic, la mania della meteorologia. La sua diversità sta nel fatto di essere un neek, cioè un incrocio tra uno sfigato e un secchione.

Alla fine del romanzo è Salim che dice la frase giusta, che

Sei davvero un neek, Ted. Solo che non ha niente a che fare con secchioni e sfigati. È l’abbreviazione di u-neek-o. Perché sei davvero unico.

La scheda editoriale

  • Titolo: “Il mistero del London Eye”
  • Autore: Shioban Dowd
  • Casa editrice: Uovonero
  • Età di lettura: dai 12 anni
  • Consiglio di lettura: Per chi è alla ricerca di un giallo nei quali si intrecciano i temi della diversità, della disabilità e della multicultura.

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