Peppino Impastato, una voce libera di Davide Morosinotto è un libro per ragazzi che racconta la storia vera di “Giuseppe “Peppino” Impastato, che nella sua breve vita fu tante cose: giornalista, conduttore radiofonico, attivista politico. Per il suo impegno contro le attività criminali di Cosa Nostra in Sicilia, il 9 maggio 1978, a soli 30 anni, fu assassinato per volontà di Gaetano Badalamenti, allora capomafia locale.
Il libro fa parte della collana Semplicemente eroi di Einaudi Ragazzi, che propone racconti appassionanti e avvincenti scritti da grandi autori, su storie vere di donne e uomini eroi del nostro tempo: magistrati, scienziati, Giusti tra le Nazioni.
I temi affrontati riguardano i problemi irrisolti della nostra storia recente e della contemporaneità e il focus è sulle vicende umane di chi li ha affrontati eroicamente per trasformare il mondo in un posto migliore.
L’autore racconta una storia che tutti dovremmo conoscere, ma di cui per tanto tempo non se ne è saputo nulla e che anche ora rischiamo di dimenticare, e lo fa in modo intenso e coinvolgente, senza scadere nel didascalico né nel retorico. Lo stile narrativo, la lunghezza di 128 pagine e la disponibilità anche del formato audiolibro, rendono questo romanzo adatto ai ragazzi da 10 anni in su.

Il riassunto di “Peppino Impastato, una voce libera”
Totò ha 12 anni e vive a Cinisi, un paese vicino a Palermo. Il 23 aprile 1978, quando la storia ha inizio, è il giorno del matrimonio di Luisa, una delle sue cugine. Alla festa partecipano tutti i membri della sua grande famiglia, fatta di fratelli e sorelle, cugini e zii.
Ad irrompere nei festeggiamenti sono quattro figuri ben vestiti che scendono da una macchina e portano in dono una cravatta al padre dello sposo, Don Nino, consigliandogli di “non stringerla troppo.” Così come sono arrivati, i quattro ripartono e Totò, anche se non capisce nulla di quanto sia accaduto, percepisce il disagio, la tensione e la paura negli invitati.
Deve entrarci qualcosa Don Tano (Gaetano) Badalamenti, che vuole essere chiamato «zio» anche se non lo è sul serio e a cui bisogna obbedire senza fiatare. Totò non capisce il motivo per cui ogni desiderio dello zio Tano è legge ma sa che è la persona più importante di Cinisi e suo padre, quando ne parla, lo fa con riverenza “come se il suo nome fosse sempre accompagnato da un segno di croce”.
Di Don Tano bisognava dire con cautela, o meglio ancora non dire proprio niente.
Finché, insieme ai cugini più grandi Michele e Maria, non sente una Voce carismatica alla radio – quella di Peppino Impastato – che parla di libertà, verità, coraggio. La Voce rivela che Don Tano, detto «Tano Seduto», è un potente boss mafioso e smaschera i crimini, il sistema di corruzione, le minacce, usando le parole, l’ironia e il sarcasmo.
Totò, che non aveva mai sentito prima la parola «mafia», vuole sapere se quello che la Voce dice è vero, se la realtà è così diversa da quella che suo padre gli aveva raccontato. E lo fa con l’energia e la maldestria di un adolescente, che rispetta i genitori e a volta tace, assalito dai dubbi, e altre volte fa domande scomode e insistenti, alza la voce e finisce in punizione. Suo padre definisce Impastato e i suoi amici terroristi peggiori di chi ha rapito Aldo Moro, eppure le parole di Peppino non smettono di risuonare in Totò.
“E lì scoprii che la mafia non era l’unico modo di vivere. Non era obbligatoria. Si poteva stare senza, anzi, di più: si poteva combattere”.
Così il protagonista scappa di casa e va in bicicletta fino a Terrasini alla sede di Radio Aut, una radio libera di Terrasini dove Peppino e i suoi amici stanno portando avanti apertamente e con coraggio la loro lotta contro i clan.
Qui la storia di finzione di Totò, e la vicenda storica di Peppino si intrecciano in modo indissolubile alle pagine della Grande Storia, quella delle imminenti elezioni del 1978 e del rapimento di Aldo Moro.
Per capire bene come andarono le cose, lasciamo il romanzo e facciamo qualche passo indietro a ricostruire la vicenda storica.
Giuseppe Impastato era nato a Cinisi il 5 gennaio 1948 da una famiglia legata a Cosa Nostra. Durante il periodo fascista, suo padre Luigi era stato mandato al confino per la sua appartenenza alla mafia. Suo zio e altri parenti stretti erano mafiosi. Il cognato di suo padre, Cesare Manzella, era il capomafia del paese. Solo sua madre – Felicia Bartolotta – aveva cercato di sottrarsi al matrimonio quando aveva scoperto i rapporti di Luigi con la mafia, ma erano tempi in cui le donne non potevano scegliere.
In un contesto familiare segnato dalla mafia, Peppino si era distinto fin da giovanissimo per il suo impegno a favore dei più deboli e la ferma volontà di contrastare il sistema mafioso che opprimeva il paese. Ben presto aveva rotto i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa, e si era dedicato ad attività politiche e culturali anti-mafiose.
Ad esempio, a soli 20 anni aveva fondato un giornalino e sostenuto le lotte dei contadini espropriati delle terre, degli edili e dei disoccupati. Nel 1976 aveva fondato il gruppo Musica e cultura, che svolgeva attività culturali come cineforum, musica, teatro, dibattiti.
Nel 1977 aveva fondato Radio Aut, una radio libera autofinanziata, che denunciava apertamente i loschi affari e i crimini di Gaetano Badalamenti, il successore di suo zio Cesare Manzella come capomafia locale. Il programma più seguito era Onda pazza, una trasmissione satirica in cui Peppino derideva mafiosi e politici, attirandogli minacce di morte e continue pressioni di parte della comunità locale.
Ritorniamo ora nel 1978. Peppino decide di candidarsi alle elezioni comunali, ma non fa in tempo a sapere l’esito del voto. La notte del 9 maggio viene rapito e colpito a morte con un grosso sasso. Nello stesso giorno il corpo di Aldo Moro viene ritrovato a Roma in via Caetani, emblematicamente vicina a via delle Botteghe Oscure (dove era la sede nazionale del Partito Comunista Italiano) e poco lontana da piazza del Gesù (dov’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana).
Gli assassini di Peppino e la rete di depistatori tentano di far apparire la sua morte come conseguenza di un attentato fallito o un suicidio per distruggerne l’immagine pubblica. Ma il fratello Giovanni e la madre Felicia fin da subito si battono per la ricerca della verità, insieme ai compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione, fondato a Palermo nel 1977 e intitolato nel 1980 proprio a Giuseppe Impastato.
Sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria, che porta alla condanna definitiva all’ergastolo di Gaetano Badalamenti l’11 aprile 2002, a distanza di quasi 24 anni dal delitto.
La recensione di “Peppino Impastato, una voce libera”
Peppino Impastato, una voce libera merita di essere letto insieme a Per questo mi chiamo Giovanni non solo perché racconta una pagina importante della nostra storia recente, ma soprattutto perché invita i lettori a riflettere sul valore della libertà, del coraggio e della verità.
Impastato è raccontato come un giovane coraggioso che combatte la mafia con le parole e sfida a viso aperto i boss mafiosi, tra cui Badalamenti, che sarà il mandante del suo omicidio.
Come tanti eroi, anche Peppino è un uomo solo. Le sue idee si scontrano con un contesto ostile, dove persino la famiglia lo osteggia. Eppure, Peppino, come tutti gli eroi, non si arrende e paga con la vita il desiderio di verità, giustizia e libertà. La storia di Totò e Peppino ci insegna che la mafia può fare paura e uccidere, ma non per questo dobbiamo restare in silenzio e permettere che imperversi impunita.
Attraverso la figura di Totò, che entra nel mondo di questo eroe contemporaneo e ne diventa testimone diretto, i lettori, soprattutto i più giovani, scoprono che ognuno di noi può contribuire nel suo piccolo a creare una società più giusta, equa e libera. Come? Lottando contro i soprusi e le prepotenze a cui assistiamo nella nostra vita quotidiana.
Così risponderemo a Peppino che dalla copertina del libro ci guarda negli occhi e col dito puntato ci dice: “Io ho tracciato la strada, ora tocca a voi! Non state in silenzio, non abbiate paura. La libertà, il coraggio, la parola sono le vostre armi. Usatele!”
Come hanno fatto i Modena City Ramblers nella loro canzone “I cento passi” quelli che separavano la casa di Peppino da quella di Gaetano Badalamenti.
La scheda editoriale
- Titolo: “Peppino Impastato, una voce libera”
- Autore: Davide Morosinotto
- Casa editrice: Einaudi Ragazzi
- Collana: Semplicemente eroi
- Età di lettura: dagli 11 anni
- Consiglio di lettura: a chi è appassionato di storia recente e a chi vuole scoprire chi era Peppino Impastato
Se vi va di leggere Peppino Impastato, una voce libera, non avete che da cercarlo sugli scaffali delle biblioteche pubbliche della vostra città. Se siete utenti MLOL potete scaricare l’ebook gratis per 14 giorni dalla piattaforma di Digital Lending.
In alternativa, potete acquistare il libro sul sito della casa editrice, nella vostra libreria preferita oppure farvelo arrivare comodamente a casa da Amazon https://amzn.to/4jBIWwp.
Prima di salutarvi, non mi resta che dirvi due parole di Davide Morosinotto. Giornalista, traduttore, scrittore di libri per ragazzi, e tante altre cose, ha pubblicato più di quaranta romanzi che sono stati tradotti in venti lingue. Di lui ho letto e recensito per voi:
- Il rinomato catalogo Walker & Dawn edito da Mondadori, che nel 2017 ha vinto il Superpremio Andersen come libro dell’anno
- La sfolgorante luce di due stelle rosse. Il caso dei quaderni di Viktor e Nadya
- Il libero regno dei ragazzi
- e la riduzione de Il Corsaro Nero
La citazione del cuore
«Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore».
Peppino Impastato (1948-1978)

Questo libro mi è piaciuto perché racconta un’importante storia, su quello che è successo a Peppino Impastato. Questo libro è importante perché può avvicinare le persone al tema della mafia, che sembra sempre tanto lontana. Nonostante la storia, il libro non è pesante, quindi adatto anche ad un pubblico molto giovane, perché raccontato da un bambino.
Il libro su Peppino Impastato mi è piaciuto molto perché racconta con intensità la sua lotta contro la mafia. Mi ha colpito il suo coraggio e la forza con cui ha difeso le sue idee, anche a costo della vita. È una storia che fa riflettere sull’importanza della giustizia e dell’impegno civile. Lo consiglio a tutti.
“Peppino Impastato, una voce libera” è un libro che racconta della storia di un ragazzo cresciuto in una famiglia mafiosa. E’ una storia di coraggio e di ribellione al sistema di delinquenza e ricatto. La voce libera di Peppino sarà sempre di esempio per tutti noi…
Ho letto Peppino Impastato e mi è piaciuto molto. All’inizio non conoscevo bene la sua storia, ma il libro mi ha fatto capire quanto fosse coraggioso. Peppino si è ribellato alla mafia, anche se significava andare contro la sua stessa famiglia, e lo ha fatto usando la radio per far sentire la sua voce. Mi ha colpito il fatto che nonostante fosse solo un ragazzo ha avuto la forza di non arrendersi. Questa storia dimostra che anche una sola persona può fare la differenza. Consiglio questo libro a tutti, perché ti fa riflettere su quanto sia importante dire la verità, anche quando fa paura.